Milanese e la P4: pm chiedono l’arresto del braccio destro di Tremonti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:29

L’inchiesta avviata a Napoli sulla cosiddetta P4 avrebbe snudato gli “intrighi” di un altro esponente del Pdl: Marco Milanese. L’ex ufficiale della Guardia di Finanza, diventato poi braccio destro del ministro Giulio Tremonti, avrebbe – secondo l’accusa – rivelato informazioni scottanti a professionisti e imprenditori pretendendo in cambio soldi, automobili e beni di lusso. Non solo: in forza della sua vicinanza al responsabile dei conti pubblici, Milanese avrebbe anche favorito la nomina di alti dirigenti in società controllate dal ministero dell’Economia. Il quadro accusatorio contro di lui appare gravissimo, tanto da spingere i pm a inoltrare la richiesta d’arresto nei suoi confronti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

Milanese nei guai – Soldi, automobili, week end da sogno e beni di lusso: Marco Milanese, ex consigliere di Giulio Tremonti, non avrebbe disprezzato nulla e, in cambio delle preziose informazioni dispensate a conoscenti in difficoltà (giudiziarie), avrebbe accettato ogni forma di ricompensa. Purché esosa. E’ questo il quadro abbozzato dai pm che stanno indagando sulla cosiddetta P4 e che da ieri richiedono l’arresto del parlamentare del Pdl. Le accuse ipotizzate contro Milanese sono pesantissime: si va dalla corruzione all’abuso di ufficio, dalla violazione di notizie coperte da segreto investigativo all’associazione per delinquere.

La testimonianza di Viscione – A inchiodare l’ex ufficiale della Guardia di Finanza ci sarebbero molte intercettazioni telefoniche e la testimonianza resa da Paolo Viscione, avvocato compaesano di Milanese arrestato lo scorso 9 dicembre. E’ stato lui a riferire agli inquirenti i dettagli del rapporto “malato” instaurato con l’ex braccio destro di Tremonti. “Sono disposto a parlare di Milanese fin dall’inizio – ha detto Viscione – da quando cioè ha cominciato a portarmi notizie e a intimorirmi sulle posizioni mie che sembravano preoccupanti rispetto a indagini in corso da parte della magistratura fin dal 2004“.

Le informazioni al compaesano – “Sono stato avvicinato da Milanese che io conoscevo da ragazzotto – ha continuato l’avvocato – Siamo compaesani. Lui sapeva di essere ‘scapocchione’ e mi venne a dire che ci stava un problema a Napoli che era seguito dal procuratore Ardituro e un altro, a Roma, seguito da un sostituto procuratore donna. Mi ha comunicato tutto all’hotel Bellini di Roma, dove mi ha convocato. E dopo mi dice: ‘Qua ci penso io‘. C’è stata una richiesta di denaro a cui ho dato soddisfazione, poi voleva auto in leasing, prima una Aston Martin, che gli abbiamo preso usata”.

Lusso e corruzione – Non solo. Secondo quanto riferito dal “compaesano”, gli appetiti di Milanese non avrebbero conosciuto limiti e lo avrebbero spinto a chiedere anche un week end da sogno a New York per sé e la compagna, tre orologi costosissimi (uno dei quali, pare, destinato a Giulio Tremonti), una Ferrari e, ovviamente, montagne di soldi. Richieste sempre più pressanti, che avrebbero costretto Paolo Viscione in un vicolo cieco. E non è tutto perché, secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Milanese avrebbe anche approfittato della sua vicinanza al ministro Tremonti per favorire e dispensare incarichi di peso. Come nel caso del sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, nominato nel cda della Ferservizi, e del commercialista Guido Marchese, inserito nei collegi sindacali di società di Stato come Sace, Sogin, Ansaldo Breda, Oto Melara e Ansaldo Energia.

L’appartamento a Roma – Un  quadro di corruzione e di malapolitica davvero inquietante, nel quale sarebbe incappato lo stesso Giulio Tremonti. I pm hanno passato al vaglio le carte relative a un immobile sito nel centro storico di Roma, pagato mensilmente da Marco Milanese (a un prezzo molto elevato) e messo a disposizione del ministro. Secondo l’accusa, i rapporti finanziari tra i due relativi a quell’appartamento sarebbero “assolutamente poco chiari“. Da qui la richiesta di convocare lo stesso Giulio Tremonti per conoscere la sua versione dei fatti. Che il responsabile del Tesoro ha voluto rendere pubblica nella serata di ieri: “La mia unica abitazione – ha spiegato Tremonti – è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente trascorro a Roma ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma”.

Meglio sloggiare – “Poi ho accettato l’offerta fattami dall’onorevole Milanese – ha aggiunto il ministro – per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo. Apprese le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità – ha concluso – cambierò sistemazione”.

Maria Saporito