Missioni: il governo trova la quadra ma il Colle frena sui ridimensionamenti

Dopo gli annunci bellicosi (è proprio il caso di dirlo) della Lega – che alla vigilia del Cdm aveva anticipato l’intenzione di opporsi al rifinanziamento delle missioni militari – ieri il governo ha trovato la quadra. Alla conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, sono stati il responsabile della Difesa, Ignazio La Russa, e quello per la Semplificazione, Roberto Calderoli, a illustrare i dettagli del decreto legge che prevede un ridimensionamento dei contingenti militari italiani. Anticipazioni parzialmente sconfessate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nella serata di ieri ha ricordato che eventuali modifiche relative alla partecipazione dell’Italia alle missioni militari devono essere concertate a livello internazionale.

Un vertice per trovare l’accordo – Tanto rumore per nulla. Dopo i brontolii della Lega che due sere fa aveva indirizzato una lettera a palazzo Chigi per anticipare l’intenzione di mettersi di traverso al rifinanziamento delle missioni militari, il partito di Umberto Bossi ha ieri benedetto il decreto legge con cui il governo ha ottenuto di proseguire il suo impegno nei vari fronti di guerra. Seppure con contingenti ridimensionati. L’accordo sarebbe stato raggiunto nel corso di un vertice (antecedente al Cdm) in cui i ministri padani Maroni e Calderoli avrebbero ottenuto rassicurazioni dal collega Ignazio La Russa e da Gianni Letta.

Meno soldi e meno soldati – Secondo quanto riferito ieri dallo stesso ministro della Difesa, il finanziamento destinato alle missioni militari passerà da 811 milioni a 694. Una diminuzione che dovrebbe fare il paio con un “disimpegno” umano da parte del nostro Paese. “La decisione di far rientrare il numero di militari indicato nel decreto – ha detto ieri La Russa – dipende dal conseguimento di importanti risultati. Sono questi risultati che consentono la diminuzione dei contingenti ed è sbagliato immaginare che i soldati siano di per sé contenti di rientrare in Italia. Per quanto riguarda il Libano – ha continuato il ministro – abbiamo avviato contatti, al momento assolutamente informali, sia con l’Onu sia con altri Paesi che partecipano alla missione Unifil che ci fanno ipotizzare ogni assenza di controindicazione alla diminuzione di militari italiani fino al livello del contingente spagnolo”.

La soddisfazione di Calderoli – A snocciolare numeri è stato, invece, Roberto Calderoli: “Dei 9950 militari attualmente impegnati – ha detto il ministro per la Semplificazione – 2078 uomini rientreranno a casa entro fine anno. Ho apprezzato che dei 2078 uomini che torneranno a casa 1000 provengano dalla missione libica e che ci sarà un ridimensionamento di un terzo dei costi di quella missione. Io non avrei fatto neanche i primi tre mesi di guerra in Libia – ha poi precisato il leghista – perché prima penso ai nostri pensionati, alle famiglie e alle aziende, poi alle missioni”.

La frenata del Colle – Ma in serata è giunta la parziale frenata del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha ricordato come le decisioni relative alla partecipazione dell’Italia alle varie missioni militari non possano essere decise in autonomia dagli Stati alleati. “Le eventuali riduzioni dei contingenti militari – ha precisato l’inquilino del Quirinale – sono ipotesi che diventeranno decisioni effettive quando si sarà raggiunto il concerto con l’Onu e le organizzazioni internazionali. Come ha ricordato il ministro La Russa nel corso del Consiglio superiore di Difesa – ha detto Napolitano – non possiamo avvallare decisioni o ritiri unilaterali: toghether out or toghether in“.

Maria Saporito