Respinta dal gip la richiesta di archiviazione dell’indagine a carico del Ministro Romano, una carriera tra la politica e le procure

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:24

PALERMO – Il neoministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Francesco Saverio Romano, in carica dal 23 marzo scorso, “democristiano dalla prima ora, nel cuore e nella mente”, segretario regionale dell’UDC siciliana dal 2007 al 2010, si è visto negare dal giudice per le indagini prelimiari del tribunale di Palermo, Giuliano Castiglia, la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Antonino Di Matteo, il quale dovrà ora formulare la richiesta di imputazione per ‘concorso esterno in associazione di tipo mafioso’ entro dieci giorni come previsto dall’art 409 c.p.p.

Il sostituto procuratore Di Matteo aveva chiesto da qualche tempo l’archiviazione delle indagini, sostenendo che vi fosse una mancanza di elementi probatori sussistenti, configurandosi così una infondatezza della notizia di reato : «sono parzialmente riscontrate con riferimento a significativi episodi denotanti la contiguità dell’indagato al sistema mafioso ma che non hanno trovato adeguato riscontro nella parte in cui si riferivano a condotte poste in essere da Romano concretamente per favorire gli interessi della mafia» non ritenendo le dichiarazioni del pentito Francesco Campanella basi in grado di reggere il peso del processo.

Le dichiarazioni rese nel 2005 dal braccio destro del boss di Villabate Nino Mandalà, nelle quali Romano venne definito come un “organico della famiglia di Villabate” e secondo cui fu lo stesso Mandalà nel 2001 a dirigere la campagna elettorale a favore dell’attuale ministro delle politiche agricole che lo portò ad aggiudicarsi un posto da parlamentare nella XIV legislatura, indussero il gip a riattivare le indagini per mafia a carico del Romano, avviate una prima volta nel 1999 ma conclusesi con un’archiviazione.

Il ministro reagisce alla notizia adducendo che “questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni e il fallimento del sistema giudiziario vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l’epilogo sarà quello da me auspicato”.

Si alzano intanto voci dal palazzo a chiedere le dimissioni dell’ex UDC, ora nel gruppo dell’Iniziativa Responsabile: “l’imputazione coatta per mafia richiesta dal gip di Palermo rende incompatibile la permanenza di Romano al governo e sarebbero auspicabili le sue immediate dimissioni” dice il presidente di Futuro e Libertà, Italo Bocchino, che aggiunge “l’Italia non può permettersi di avere un ministro imputato per mafia, tanto più che la sua nomina non e’ stata frutto di un percorso politico ma una remunerazione per avere abbandonato l’UDC, facendo da stampella al governo”. Con tono diverso ma con medesime intenzioni si esprime la deputata del Partito Democratico eletta nella circoscrizione Estero, Laura Garavini, membro della Commissione Parlamentare Antimafia “Per difendere al meglio e in ogni sede il suo nome, come il ministro Romano ha promesso di voler fare, gli consigliamo di dare immediate dimissioni. Solo cosi’ potra’ garantire il suo impegno nel processo che lo vedrà coinvolto al fine di tutelare l’istituzione che in questo momento rappresenta”.

Giuseppe Mastrolia

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!