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Melania, pm Ferraro sospeso: tra minacce, collaboratori cacciati e MKUltra

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Sono passate tre settimane dal giorno in cui il Consiglio superiore della magistratura ha deciso di sospendere dal proprio incarico il dott. Paolo Ferraro, pubblico ministero da anni a lavoro a Roma, per l’insorgenza di una presunta infermità mentale che lo renderebbe inadatto alla carica ricoperta.
La storia di Ferraro, pur essendo praticamente trascurata dalle grandi testate – eccetto SkyTg24 che ha preso parte alla conferenza indetta dal magistrato -, ha dei risvolti oscuri e per molti aspetti inquietanti: il pm nei mesi precedenti al provvedimento preso, con irreale fretta, dal Csm ha condotto un’indagine in prima persona, venendo a capo di una realtà da lui stesso definitiva inimmaginabile: una setta satanico-massonica interna al mondo militare, dedita al sesso, al controllo della mente e a rituali che attingerebbero a piene mani dal mondo dell’occulto. Scoperte che addirittura potrebbe avere avuto a che fare con quanto accaduto a Ripe di Civitella il 20 aprile scorso, il giorno in cui venne ritrovato il corpo senza vita di Melania Rea.
Una coincidenza che per molti coincidenza non è: ma solo il tentativo di imbavagliare il magistrato facendolo passare per delirante.

La quotidianità – Ma come vive questi giorni il pm Ferraro? A raccontarlo è un utente del social network Facebook che ha parlato di un incontro con il pm avvenuto per caso. Casualità che pare essere una condizione poco ricorrente in tutta questa storia.
Prima di pubblicare abbiamo presentato la ricostruzione dei fatti all’avvocato Giorgio Carta, oramai unico legale di Ferraro, che ha ammesso che la ricostruzione fatta dall’internauta possa essere considerata reale.
Ecco qui il racconto:
” Oggi 4 luglio mi trovavo alla Procura presso il Tribunale penale di Roma, per alcuni giri di cancelleria; ne ho approfittato per andare a dare un’occhiata alla stanza del pm Paolo Ferraro, recentemente sospeso per quattro mesi dalle sue funzioni a seguito di un procedimento “d’urgenza” anomalo innanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, nel corso del quale non gli è stato consentito nemmeno di avvalersi dell’assistenza dei suoi avvocati. […] Avevo infatti sentito dire che la sua stanza era stata completamente sgomberata, ed ero curiosa di verificare se la circostanza rispondesse al vero oppure no.
Il dottor Ferraro è stato sottoposto ad un procedimento disciplinare […] dopo aver raccolto prove audio di alcuni incontri che si sono tenuti in sua assenza nella sua abitazione all’interno della città militare della Cecchignola, ove egli ha vissuto per un certo periodo tre anni fa; incontri nel corso dei quali i convitati – sei uomini, cinque donne ed alcuni ragazzini – si davano ad attività sessuale di gruppo, assumevano droghe durante i festini (ketamina, un potente anestetico dissociativo, che procura fenomeni cosiddetti near-death experiences), parlavano in lingue strane, forse dialetti medievali, con uso di parole e comandi che lasciano chiaramente intendere l’esercizio di un controllo psichico – mentale da parte di alcuni alti gradi militari sugli altri soggetti presenti in quella casa (in alcuni casi si sarebbe verificato un vero e proprio sdoppiamento della personalità dei partecipanti).
Ebbene, giunta dinanzi alla stanza del dottor Ferraro, mi soffermavo a leggere alcuni avvisi attaccati alla porta, cercando di scorgere se vi fosse qualche elemento tale da farmi ritenere che effettivamente la stanza fosse stata sgomberata. […] In quel momento sopraggiungeva il dottor Ferraro; sono rimasta interdetta per qualche secondo, e così immagino anche lui, che probabilmente non si aspettava di trovare qualcuno davanti alla sua porta.
[…] Apre la porta con la chiave, mi invita ad entrare, mi mostra la stanza completamente svuotata di armadi, fascicoli, telefoni, computer, etc.; il senso di desolazione che trasmette la vista di quella stanza è terribile. Tutto ciò, nonostante il fatto che la sospensione disposta dal Csm sia assolutamente temporanea: probabilmente lo sgombero della sua stanza è stato effettuato in previsione di un suo definitivo allontanamento dalla magistratura. Mi riferisce che tutti gli agenti di Polizia Giudiziaria che collaboravano con lui sono stati cacciati, in malo modo; che i suoi avvocati hanno ricevuto vere e proprie minacce via fax da altri avvocati; che quello che ha raccontato alla conferenza stampa non è nemmeno la metà di quello che lui sa; che la sua compagna riceve minacce e spesso trova sotto casa disegni di svastiche e altri simboli; ad un certo punto, nel corso del nostro colloquio, riceve una telefonata da parte della propria compagna, e gli sento dire che qualcuno ha tentato di forzare la portiera della sua macchina. […] Mi ha anche invitata ad informarmi sul progetto MK Ultra ( con questa espressione ci si riferisce ad una serie di attività svolte dalla Cia con l’obiettivo di influenzare e controllare il comportamento di determinate persone, ndr).
Il dottor Ferraro ha anche detto che succederanno cose eclatanti nei prossimi giorni, forse in questa stessa settimana; chiede che si parli del caso e di diffondere tutte le notizie utili a chiarire i fatti“.

Rettifica – Per dovere di cronaca, l’avvocato Giorgio Carta tiene a precisare di non aver ricevuto alcuna minaccia a proposito della vicenda Ferraro.

S. O.

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