Bersani, Casini, Di Pietro: larghe intese sui tagli?

Uno spettro si aggira fra le stanze della politica italiana. E’ lo spettro di una prospettiva che alcuni bocciano come esercizio di  “fantapolitica”, altri liquidano ricordando che dopo il 14 dicembre 2010, con la fallita spallata al Governo e le accuse di “compravendita” di parlamentari, sono evaporate le condizioni minime necessarie per poter parlare di “fase costituente” e di “esecutivo di transizione”.
Eppure è bastato il primo attacco della speculazione contro il nostro Paese, un brusco ritorno alla realtà della crisi e della debolezza della nostra economia, per far tornare il “governo tecnico” al centro delle elaborazioni e delle previsioni di osservatori, giornalisti e esponenti di spicco dei principali partiti di opposizione.

Bersani – Casini: prove tecniche di “unità nazionale”? – L’attacco speculativo all’Italia, di cui si discuterà domani ad un vertice straordinario convocato dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, pone le opposizioni parlamentari, secondo un’analisi condivisa da molti, di fronte ad un bivio decisivo: qualora il ministro del Tesoro Giulio Tremonti fosse travolto dalle inchieste sul suo ex braccio destro Milanese e il Governo dovesse capitolare sotto il peso della sua inadeguatezza a fronte di una fase politico-economica così delicata, uscire dall’impasse con nuove elezioni politiche anticipate, non metterebbe a nudo il Paese di fronte alla speculazione, ponendo un serio pericolo di “default”?
L’esigenza di trovare al più presto una risposta a questo interrogativo, ha indotto il segretario del PD Bersani e il leader dell’UDC Pierferdinando Casini a rimandare le vacanza estive e fare insieme il punto della situazione nel corso di un vertice improvvisato ieri mattina a Bologna.
I due hanno espresso “preoccupazioni molto forti per gli attacchi ai quali l’Italia potrebbe essere sottoposta in una fase di sbandamento e di caduta della credibilita’ del governo, ma anche la convinzione che nel paese vi sono certamente le energie e le risorse per affrontare con coraggio le sfide che gli italiani si trovano di fronte”.
Da qui l’impegno ad archiviare in Parlamento l’opposizione “tout court” e ad “essere propositivi sul tema delle riforme strutturali per il paese e a dare vita a scambi e confronti sui contenuti tra i gruppi parlamentari”.

Anche Di Pietro apre al risanamento “lacrime e sangue” – “Ribadiamo di non condividere affatto l’impianto attuale della manovra predisposta dal governo e le sue scelte in materia economica e sociale – si legge nella nota pubblicata oggi dal presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, dai capigruppo Belisario e Donadi e dal portavoce del partito Leoluca Orlando – ma manterremo un atteggiamento parlamentare fatto di proposte e non di meri ostruzionismi, al fine di non ostacolare l’approvazione di un documento che, rivisitato e corretto, possa permetterci di restare in linea con i parametri fissati dall’Unione europea“.
Come a dire che Berlusconi è il solito “pidduista strupratore della democrazia” (Di Pietro dixit) ma di fronte ai diktat dell’Unione Europa e al timore di un’offensiva della speculazione finanziaria, è bene accettare le nuove norme “lacrime e sangue” imposte dagli organismi dell’economia internazionale.
Come peraltro già ha fatto nei mesi scorsi la Grecia, con risultati che oggi non potremmo certo definire entusiasmanti.

La voce critica: la Sinistra non ci sta – Contro vagheggiate “larghe intese” utili a portare a compimento l’approvazione delle riforme economiche imposte dall’Unione Europea, si è espressa, invece, la Federazione della Sinistra.
“La discussione di questi giorni sulla crisi è surreale – argomenta in una nota Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista / FdS – perché di fronte alla minaccia della speculazione, invece di proporre misure contro la speculazione il governo italiano ed europeo propongono misure contro i lavoratori e i pensionati con il taglio della spesa pubblica.
Senza interventi forti contro il capitale finanziario, l’Italia finirà rapidamente come la Grecia.
Per questo noi proponiamo misure efficaci e molto semplici: la tassazione delle transazioni finanziarie speculative; la proibizione della vendita allo scoperto dei titoli; la proibizione alle banche di gestire i derivati fuori bilancio; una tassa sui grandi patrimoni”.

Mattia Nesti