Lodo Mondadori, il vittimismo della famiglia Berlusconi: Attacco politico

L’idea che colui che un giorno considerò i poveri semplicemente come delle “persone disabituate al benessere” possa vedersi costretto a un maxi risarcimento di 560 milioni di euro è un fatto che senza ombra di dubbio avrà lasciato una sottile soddisfazione in tutti coloro che fanno i conti mensilmente con il calendario per comprendere quanto bisogno ci sia di stringere la cinghia.
Tra l’altro se la Fininvest, una delle più grandi holding finanziarie italiane, ha avuto un interesse ben preciso nella corruzione di un giudice che, con la sua sentenza, diede la possibilità alla famiglia Berlusconi di acquisire enormi ritorni economicin nell’arco degli ultimi quattro lustri, sarebbe anche legittimo aspettarsi, da chi ha subito il torto, la volontà di rivalersi su colui che giocò sporco prendendo quattrocento milioni di lire e facendole arrivare nei conti di colui che meritò un ringraziamento. Un omaggio della casa, una cortesia per chi ha saputo essere comprensivo.

Affari vostri – Eppure in Italia non funziona così. E funziona ancora peggio se questo genere di affari vede come protagonista il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, uno che, per molti suoi detrattori, entrò in politica per sistemare le proprie beghe legali.
La sentenza della Corte d’Appello di Milano ha deciso di punire la Fininvest per gli sviluppi di quella che più di vent’anni fa fu ribattezzata come la guerra di Segrate, tra il gruppo dell’attuale Premier e quello di Carlo De Benedetti, la Cir. Campo della disputa: le quote del gruppo editoriale Mondadori fino a quel momento appartenenti alla famiglia Formenton.
Una vicenda privata, una causa civile che seppure ha avuto alcuni riflessi nella vita politica del Paese – come nel recente caso che ha riguardato l’ipotesi dell’introduzione di una leggina ad hoc all’interno della Manovra finanziaria – non appartiene al Berlusconi premier, ma al Berlusconi imprenditore.
Ma a quanto pare – e la cosa non stupisce – per i diretti interessati non è così. Il presidente del Consiglio avrebbe commentato la sentenza con una riflessione: “Finirà che pagherò io la prossima campagna elettorale del Pd…“, avrebbe detto Berlusconi alludendo alla vicinanza di De Benedetti al Partito Democratico.
A rincarare la dose è stata, però, la figlia Marina per cui “è indegno che per colpire mio padre vengano colpite le sue aziende, costringendole perfino a finanziare proprio il gruppo De Benedetti, che ha una sola strategia, un’unica missione: cancellare dalla scena politica il presidente del Consiglio. Abbiamo sempre rispettato le regole e rispetteremo le sentenze. Faremo niente di più e niente di meno di quello che la legge ci consente”.
Capiranno mai che gli affari della loro famiglia non equivalgono a quelli del Paese? E poi siamo certi che, anche dopo aver pagato, Berlusconi non perderà di certo le sue abitudini. In tutti i sensi.

Simone Olivelli