Melania Rea: inchiesta sbarca in America, Procura cerca messaggi su facebook

L’inchiesta su Melania Rea, la ventinovenne originaria di Somma Vesuviana trovata morta nel bosco di Ripe di Civitella lo scorso 20 aprile, è sbarcata in America. Grazie ad una rogatoria internazionale, infatti, la Procura di Ascoli Piceno è riuscita ad ottenere un permesso per consultare gli archivi telematici di Facebook, la cui sede operativa si trova a Palo Alto, in California. L’intento degli investigatori è quello di poter verificare approfonditamente il profilo che Salvatore Parolisi, unico indagato per l’omicidio della moglie, aveva aperto sul social network, con la speranza di poter recuperare il contenuto di eventuali messaggi cancellati. Salvatore Parolisi, infatti, era registrato con lo pseudonimo di “Vecio Alpìn” ed utilizzava il suo account per poter contattare, senza essere riconosciuto, Ludovica P., la soldatessa di Sabaudia con la quale aveva una relazione extraconiugale da circa due anni.

Intanto i tempi dell’inchiesta sembrano stringersi: tra una settimana, massimo dieci giorni, infatti, dovrebbero concludersi definitavamente gli accertamenti condotti dai Ris e dai Ros sugli oltre cento elementi repertati sul luogo in cui il corpo di Melania fu ritrovato, insieme agli oggetti sequestrati nell’abitazione di Folignano. L’attesa maggiore riguarda l’esame dei tabulati telefonici, analizzati mediante un sofisticatissimo software chiamato “Sfera”, che potrebbe consentire agli inquirenti di verificare gli spostamenti effettuati dalla coppia il 18 aprile, giorno della scomparsa di Melania. Molte sono, infatti, le lacune nella ricostruzione fatta da Salvatore Parolisi, il quale, fin dall’inizio delle ricerche, aveva dichiarato agli inquirenti di trovarsi a Colle San Marco insieme alla moglie ed alla figlia Vittoria. Secondo quanto raccontato dal caporalmaggiore, la donna si sarebbe allontanata per raggiungere la toilette di un ristorante e non avrebbe più fatto ritorno. Ricostruzione questa che cozza con le decine di testimonianze raccolte fino ad ora dagli inquirenti: numerose le persone che hanno affermato con assoluta certezza di non aver visto né SalvatoreMelania quel pomeriggio sul Pianoro. Ad avallare queste dichiarazioni, una serie di fotografie scattate da un gruppo di studenti che ritraggono la zona delle altalene pressoché deserta.

Ancora nessuna indiscrezione, invece, per quanto riguarda il rapporto definitivo dell’autopsia effettuata dal medico legale Adriano Tagliabracci: il pm Umberto Monti, infatti, aveva vietato, con un’ordinanza, che venissero resi pubblici i risultati di tutti gli accertamenti irripetibili. Smentita, inoltre, dal comandante dei carabinieri Alessandro Patrizio, la notizia secondo cui Melania Rea sarebbe stata immobilizzata dal suo assassino con “l’attacco alla sentinella”, una tecnica militare che serve ad impedire alla vittima di scappare.

Francesca Theodosiu