Il Pd si spacca sulla legge elettorale: D’Alema stoppa il referendum di Veltroni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:59

Un referendum per promuovere una nuova legge elettorale, capace di scalzare l’odiato “Porcellum“. E’ questo l’obiettivo che molti esponenti del Pd sperano di centrare entro tempi stretti per poter dire basta ai listini bloccati. Un obiettivo comune che ha però determinato la nascita di due correnti interne, con i sostenitori del costituzionalista  Stefano Passigli che spingono per un ritorno al proporzionale e i bipolaristi capitanati da Walter Veltroni e Arturo Parisi che promozionano, invece, il “Mattarellum“. Ad avere la meglio (almeno per il momento) sono stati questi ultimi, che ieri alla Camera hanno presentato i quesiti referendari con cui sperano di mandare in soffitta il “Porcellum”. Incassando il sostegno di Idv e Sel, ma non di Massimo D’Alema.

Due schieramenti per una legge elettorale – L’unico punto in comune è che si vuole andare oltre l’attuale sistema elettorale, ma sulle proposte da avanzare il Pd non trova la quadra. Di più: nel partito di Pier Luigi Bersani si sono delineati da tempo due diversi schieramenti: quello dei “veltroniani“, impazienti di ritornare al “Mattarellum” e quello dei democratici vicini a Passigli che celebrano invece il sistema proporzionale. Come superare l’impasse? Per il momento a dimostrare maggiore intraprendenza sono stati i bipolaristi di Veltroni e Parisi, che ieri alla Camera hanno sottoposto all’attenzione dell’assemblea i due quesiti referendari da loro formulati.

Il nuovo bipolarismo di Veltroni – “Tornando al ‘Mattarellum’ – hanno spiegato i promotori – si cancellano i difetti della legge Calderoli, e cioè la lista bloccata che scippa all’elettore la possibilità di incidere nella selezione della classe dirigente, scegliendo i candidati e ripristinando, attraverso i collegi uninominali, il rapporto degli eletti con il territorio” . Concetto rinforzato dallo stesso Walter Veltroni: “Ora che si conclude la stagione politica del berlusconismo – ha detto l’ex segretario del Pd – si possono creare le condizioni di un bipolarismo nuovo e vero. Sarebbe un paradosso tornare indietro ai governi di coalizione che creano instabilità”.

L’entusiasmo di Di Pietro – La proposta referendaria è piaciuta a Sel e Idv, tanto che Antonio Di Pietro si è detto disponibile a sponsorizzare l’iniziativa attraverso la stampa dei modelli per la raccolta delle firme che vorrebbe avviare dal prossimo fine settimana. A tradire minore entusiasmo è stato, invece, Massimo D’Alema. “Non è il referendum che può riscrivere la legge elettorale – ha commentato ieri su Repubblica Tv – il ‘Mattarellum’ sarebbe senz’altro meglio della normativa attuale ma serve di più”. Per il numero uno del Copasir esiste già una soluzione individuata in maniera univoca da tutto il partito.

La frenata di D’Alema – “Il Pd ha elaborato una propria proposta sulla quale siamo tutti uniti – ha spiegato D’Alema – Ne abbiamo definito i principi e sarà tradotto in un articolato di legge. Un sistema a doppio turno, maggioritario, ma che a differenza del sistema francese consente anche una rappresentanza alle forze che non si coalizzano. Il doppio turno ha il vantaggio di evitare il ricatto dei piccoli partiti e il collegio uninominale è certamente la soluzione migliore. Però il turno unico – ha notato il dirigente del Pd – porta con sé tutti i difetti che abbiamo conosciuto”. E sul ricorso al referendum, l’ex presidente del Consiglio ha chiuso in maniera netta: “Lo strumento referendario – ha scandito – è uno strumento improprio: non si propongono leggi elettorali per referendum anche perché non possiamo avere certezze sugli effetti finché non sappiamo se la Corte li ammette o no”.

Maria Saporito

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