Il Tg1 di Minzolini, Garimberti: Bassa qualità dell’informazione

Avere come direttore del principale servizio di informazione qualcuno che, a conti fatti, risulta più utile ad alimentare le rubriche satiriche dei quotidiani o le fantasie di chi sulla Rete, a metà tra volontà di aggirare la censura e quella di farsi beffa di quei personaggi ritenuti inadatti al proprio ruolo perché affetti da disonestà intellettuale, non deve essere una cosa facile da gestire. Se poi al giudizio di critici e pubblico si aggiunge il verdetto impietoso dei numeri, allora, diventa anche più arduo.
Il presidente della Rai Paolo Garimberti ha parlato del Tg1, del direttore Augusto Minzolini e del suo continuo sprofondare nelle statistiche riguardanti il numero di italiani che accetta di farsi informare dal telegiornale della prima rete statale. L’argomento sarà all’ordine del giorno giovedì prossimo quando sarà indetto il consiglio d’amministrazione dell’azienda.

Nodi al pettine – Garimberti ha deciso di affrontare la questione con chiarezza, senza cedere alla tentazione di fingere che sia tutto sotto controllo, che si tratti soltanto di stile e di scelte consapevoli: “E’ un problema serio. Occorre fare qualcosa affinché il Tg1 torni a essere il Tg1. Ora non si tratta più di questioni di pluralismo ma di qualità del prodotto dell’informazione. Non mi preoccupa il sorpasso del Tg5. Più volte si è verificato”.
Ad impensierire maggiormente il presidente della Rai è il dato che riguarda nello specifico la disaffezione del pubblico nei confronti di quella che è sempre stata definita come la rete ammiraglia dell’azienda: “La preoccupazione è il 20,6% del Tg1 perché questo significa che lo spettatore ha incominciato a capire che qualcosa non va, che l’informazione non va bene, non è adeguata allo standard della rete ammiraglia». Per Garimberti, inoltre, il problema riguarderebbe nella sua totalità l’intera programmazione della rete e non solo il telegiornale.

Simone Olivelli