Manovra record: approvazione in settimana

Quella di ieri per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stata una giornata davvero faticosa. Dopo aver presenziato in mattinata all’Ecofin di Bruxelles, il responsabile dei conti pubblici italiani è tornato a Roma per “chiudere il bilancio”. Nel pomeriggio a palazzo Madama, con il presidente Renato Schifani e il collega Roberto Calderoli, il superministro ha incontrato i capigruppo al Senato per ottenere da loro il disco verde sul varo record della manovra economica, che – stando a quanto garantito da tutti – verrà licenziata nel primo pomeriggio di domani. Quindi il passaggio alla Camera, dove dovrebbe essere approvata venerdì.

Approvazione lampo – Un incontro per rimarcare la necessità di fare presto in modo da consegnare ai mercati finanziari maggiori rassicurazioni sulla stabilità dei conti pubblici italiani. Sono state queste le motivazioni addotte da Giulio Tremonti, che in un incontro organizzato a palazzo Madama, ha ieri ottenuto il via libera dei capigruppo di maggioranza e opposizione sul varo della manovra. Il chiacchierato provvedimento (che pure continua a non piacere alle opposizioni) verrà approvato in tempo record, dopo una discussione lampo in Aula nel corso della quale verranno passati in rassegna solo gli emendamenti considerati irrinunciabili.

La risposta ai mercati – Soltanto così sarà possibile portare a termine quella corsa contro il tempo che il titolare di via XX settembre vuole vincere a tutti i costi. Nel pomeriggio di domani, infatti, il provvedimento dovrebbe essere licenziato dal Senato e da lì passare tempestivamente alla Camera. Dove, nella giornata di venerdì, i deputati cercheranno di centrare l’obiettivo finale e di approvare la norma in giornata. Il modo migliore, per Tremonti, per chiudere la travagliata settimana e per dare ai mercati finanziari quelle risposte sulla solidità dei conti italiani che appaiono improcrastinabili.

Tregua e breve scadenza – Ma la mano tesa dalle opposizioni, che hanno voluto rispondere con slancio all’appello alla coesione nazionale scandito da Giorgio Napolitano (e rilanciato ieri da Silvio Berlusconi), potrebbe avere breve vita. “Noi facciamo la nostra parte ma Berlusconi non è un elemento di fiducia né per l’Italia né per il contesto internazionale”, ha tuonato ieri il leader del Pd, Pier Luigi Bersani. Come dire: dopo l’approvazione della manovra economica, i tasselli torneranno al loro posto e le opposizioni riprenderanno la loro lotta al governo. In parole povere: torneranno a chiederne le dimissioni.

Maria Saporito