Ritrovata la statua di Caligola in trono

La statua dell’imperatore Caligola torna a Nemi. A recuperarla il comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, guidato dal generale Ignazio Gibilaro, nel corso di una più vasta operazione di tutela del patrimonio artistico nazionale. «E’ stato recuperato un pezzo di straordinaria bellezza e rinvenuto un sito archeologico finora sconosciuto alla stessa sovrintendenza – ha spiegato Giuseppina Ghini, direttrice del Museo delle Navi dove sarà collocata la statua dopo il suo restauro – Abbiamo sottoposto la statua ad una prima ripulitura, presto inizieremo il restauro ma per ora si sta ancora studiando, analizzando».

Importante ritrovamento – Si tratta di un pezzo unico visto che, ad oggi, non si possedevano figure di Caligola in trono come Zeus con, al piede sinistro, la tipica “caligola”, la calzatura dei legionari indossata fin dall’infanzia dall’imperatore tanto da valergli il celebre soprannome. La scultura proviene da uno scavo clandestino nell’agro del Comune di Nemi, vicino Roma, in un’area adibita alla silvicoltura e mai censita tra i siti locali, dove sono state ritrovate le tracce di un complesso ambiente termale, già conosciuto in età imperiale come luogo di villeggiatura della gens Iulio – Claudia. Insieme alla testa di Caligola rotolata in un angolo della vasca, sono stati recuperati oltre 250 manufatti di interesse storico archeologico. «Un ritrovamento importante – ha sottolineato Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali – perché dimostra che la villa residenziale di Caligola deve ancora essere studiata e conosciuta nella sua integrità. Il ritrovamento di questa statua ci sollecita ancora di più a cercare, scavare in questa zona. L’archeologia, anche nell’agenda politica di questo ministero, è prioritaria. Ecco perché abbiamo lavorato molto in questi anni per salvare il valore del nostro patrimonio archeologico».

Tutela del patrimonio artistico – Un recupero di grande rilevanza dal punto di vista storico-artistico avvenuto nel mese di gennaio ad Ostia Antica, grazie al pronto intervento delle Fiamme Gialle che, con il sequestro, hanno impedito la vendita dell’opera all’estero. Divisa in sezioni per agevolarne il trasporto, la statua in marmo greco era, infatti, pronta per essere spedita in un paese estero, stipata in un container. «Un successo che s’inquadra in un’azione di più vasta tutela del patrimonio nazionale svolta dal nostro gruppo», ha spiegato il generale Ignazio Gibilaro, comandante provinciale della Finanza di Roma. «Ogni anno 5000 tessere della nostra storia si perdono nei mercati clandestini esteri – ha affermato il maggiore Massimo Rossi, del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza -. Un’emorragia che non si riesce ad arrestare. Un mercato che è secondo solo a quello degli stupefacenti». Un’attività che nel solo biennio 2009-2010 ha permesso di portare a termine 11.000 recuperi di manufatti di interesse archeologico, 400 opere pittoriche ed al sequestro di 13600 opere contraffatte, con la denuncia di 300 responsabili.

Valentina De Simone