Fli a pezzi: Fini cita Dante

Nel giorno in cui il presidente della Camera ha inaugurato la sede nazionale del suo partito a Roma, è giunta una nuova “tegola” a guastare la festa. Dopo l’addio di Urso, Scalia e Ronchi, ieri anche l’europarlamentare Giovanni Collino e un nutrito gruppo di giovani finiani hanno, infatti, deciso di abbandonare la nave. Il motivo? Prendere le distanze dal presunto “deragliamento” a sinistra di Fli. Una notizia molesta, alla quale il presidente di Montecitorio ha tentato di reagire con il massimo dell’aplomb, ricorrendo a fini citazioni letterarie.

Fli continua a perdere pezzi – “Non ti curar di loro, ma guarda e passa“: il “divino” riferimento al Sommo poeta ha permesso ieri a Gianfranco Fini di smarcarsi (alla meno peggio) dalle insidiose domande di quanti hanno denunciato il protrarsi dell’inarrestabile emorragia all’interno del suo partito. L’uscita di 4 big (a Ronchi, Scalia e Urso si è ieri unito anche Collino) e di 7 dirigenti di Generazione Futuro – il pensatoio giovanile promosso da Italo Bocchino – non ha, infatti, impedito al presidente della Camera di simulare una totale serenità, spingendolo a consegnare dichiarazioni affilate su tutto e tutti.

I commenti su destra e sinistra – Tra i primi destinatari delle “stoccate” del presidente della Camera, il neo segretario del Pdl, Angelino Alfano, al quale Fini ha mandato a dire che l’appello al “partito degli onesti è una cosa ovvia”. Una puntualizzazione velenosa, che ha fatto da antipasto al messaggio inviato al ministro Saverio Romano (raggiunto ieri da una richiesta di rinvio a giudizio): “La sua permanenza al governo – ha notato Fini – non è un problema di incompatibilità ma di opportunità“. Fin qui le critiche, ma volgendo lo sguardo a sinistra, il presidente della Camera si è abbandonato a qualche considerazione lusinghiera: “L’opposizione – ha detto – ha dimostrato senso di responsabilità rinunciando a contrasti in Parlamento”. Senza dimenticare i complimenti tributati a Giorgio Napolitano, “garante della Costituzione e dell’interesse nazionale”.

Un partito allo sbando – Ma nella giornata in cui Gianfranco Fini ha cercato di rilanciare l’immagine di un partito solido, sette giovani dirigenti di Fli hanno deciso di dirgli addio. Insieme a loro anche un politico di vecchio corso come Giovanni Collino: “L’abbinamento di Fini e Di Pietro – ha denunciato l’europarlamentare – è la dimostrazione dello sbandamento di Fli che modifica il suo indirizzo trainato dagli estremismi. Urso, Ronchi, Scalia infiltrati? No, semplicemente traditi da chi non ha saputo tenere in piedi una comunità politica ed umana affidandosi ieri ai colonnelli ed oggi ai gendarmi per evitare di assumersi responsabilità in prima persona, come avrebbe dovuto fare subito”.

L’addio dei giovani – Parole pesanti, con le quali il finiano ha puntato l’indice contro la dirigenza del suo ex partito, accusato di aver tradito il senso originale della “missione” politica. Giudizio condiviso e rimarcato dai giovani transfughi: “Non intendiamo impegnarci un altro anno – hanno tagliato corto – solo per venire poi informati all’ultimo di patti con chi di centrodestra non è”. Un addio convinto e vagamente livoroso, a cui il presidente della Camera ha voluto rispondere rifugiandosi nella poesia di Dante Alighieri. Nella speranza (forse) di traghettare sé e il suo malfermo partito oltre l'”Inferno”.

Maria Saporito