Il ministro Romano rinviato a giudizio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:11

Le cose non si mettono bene per Saverio Romano. Il ministro delle Politiche agricole è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Palermo, che ha ieri accolto l’istanza del gip, sostenendo che a carico del politico esistono le prove di un suo presunto concorso esterno in associazione mafiosa. Nessuna archiviazione, dunque, anzi nei confronti del ministro potrebbe a breve essere intentato un processo. A dire l’ultima parola sarà un gip (diverso da quello che ha disposto l’imputazione coatta), che dovrà stabilire se esistono  prove di colpevolezza sufficientemente solide. Secondo i pm, Romano avrebbe ripetutamente intrattenuto rapporti con esponenti di Cosa Nostra, favorendo un dialogo interessato tra la politica e la criminalità organizzata.

I rapporti con la mafia – “Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa, intrattenendo, anche alla fine dell’acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell’organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella“. Nella richiesta di rinvio a giudizio per Saverio Romano, presentata ieri dai magistrati della Procura palermitana, si scorrono i nomi di personaggi “ingombranti”.

Un programma criminoso – Esponenti di punta di Cosa Nostra, che – è la tesi dell’accusa – avrebbero trovato nel politico (ora ministro) una sponda preziosa, capace di far entrare le loro richieste nelle stanze del potere politico, così da cementare un legame tanto malato quanto pericoloso. “Saverio Romano – si legge ancora nella richiesta di rinvio a giudizio – avrebbe messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi”. Accuse pesanti, che racconterebbero delle tante sponsorizzazioni del responsabile dell’Agricoltura a favore di candidati politici vicini alla criminalità organizzata.

Corto circuito giudiziario – Dal canto suo, raggiunto dalla notizia diffusa ieri, il ministro ha rilasciato una stizzita dichiarazione: “Non intendo commentare un atto al quale la Procura di Palermo – ha detto – è stata obbligata dopo 8 anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall’altro le ha severamente sanzionate. Non posso fare una denuncia – ha concluso Romano – e subirne le conseguenza a capo chino”.

Maria Saporito

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