Allarme trolls su Facebook: sbeffeggiano i morti e rubano profili, la denuncia di un utente

False pagine tese solo ad ingannare l’ingenuità degli utenti che intendono rendere omaggio alle vittime dei più recenti fatti di cronaca; titoli apparentemente innocui, che nascondono, però ogni sorta di volgarità ed illazione ai danni di persone scomparse e dei loro familiari. E’ quanto accade su facebook, il social network californiano più conosciuto ed utilizzato della rete. Ad aprire queste bacheche dell’orrore, i cosidetti “trolls”, individui registrati sotto falsi account, spesso protetti da foto di personaggi famosi o immaginari, che imbrattano il muro virtuale di facebook con scritte offensive e crudeli, mortificando la memoria di chi non c’è più e la sensibilità dei tanti avventori che ingenuamente aderiscono alle loro pagine. Ma non è tutto, spesso questi soggetti, provocatori ed irritanti, decidono di dichiarare guerra aperta agli amministratori degli altri gruppi, sferrando “attacchi a sorpresa” che prevedono offese, insulti e diffamazioni. Ma neanche a questo punto i trolls si fermano: il loro intento è proprio quello di ledere l’immagine di persone comuni, che entrano su facebook solo per allegerire la mente, e lo fanno attraverso la condivisione dei profili e la diffusione di foto private, spesso accompagnate da improperi e parole di scherno.

Obiettivo dei trolls – Normalmente, l’obiettivo dei trolls, benché deprecabile, è quello di far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a loro volta ad insultare ed aggredire, generando quella che, in gergo, si definisce una “game war”. Una tecnica conosciuta dunque, ma spesso sottovalutata dagli utenti dei social network che si lasciano coinvolgere in una spirale di discussioni, contrasti e commenti senza senso, mentre il troll, al di là del monitor, si prende beffa delle sue vittime. Fin qui, nulla questio: potrebbe sembrare l’evoluzione su base informatica dei classici “scherzi da mercante”: eppure questo “gioco” ha cominciato a farsi decisamente pesante e ad infastidire gli utenti di facebook, il cui profilo, con tanto di foto, viene spesso “rubato” ed utilizzato dal troll per continuare ad agire indisturbato, sotto false sembianze, a scapito della vittima prescelta.

La denuncia di un utente – E’ quanto capitato, recentemente, all’aministratrice di un gruppo costituito per commemorare Melania Rea, la giovane donna di Somma Vesuviana, trovata morta lo scorso 20 aprile. A denunciare l’accaduto è proprio la titolare della pagina, sposata e madre di due figli adulti: le frasi che a tutt’oggi vengono pubblicate da parte di questo “pseudo” troll, sui gruppi che continua a fondare, sono molto pesanti, tanto da far avanzare alla malcapitata l’idea di adire le vie legali, informando la polizia postale. Esasperata, la donna ha raccontato: “Mi hanno prima rubato il profilo, spacciandosi per me all’interno del gruppo e scrivendo improperi e cose sgradevoli nei confronti degli altri utenti”, ed ha proseguito “dopo che ero riuscita a tornare in possesso del mio account, questa persona ha iniziato a screditarmi all’interno di altri gruppi di facebook, invitando gli utenti a starmi lontana e descrivendomi come una vipera, una ‘comare’ che si circonda solo di lecchini ed una persona che attacca le altre pagine. E questo accade ogni giorno, tanto che potrei definirlo una specie di stalking in rete”. Ma l’amministratrice della pagina è solo una donna, come tante in Italia, appassionata all’inchiesta sulla morte della giovane mamma di Somma Vesuviana, che cerca di offrire il proprio contributo alla vicenda, pubblicando link ad articoli o frasi di cordoglio nei confronti della famiglia Rea.

Come proteggersi dagli attacchi – A quanto pare, non c’è un modo per far fronte a questi attacchi, se non segnalando l’account o la pagina agli amministratori del social network, oppure chiedendo l’intervento della polizia postale. Eppure, neanche questo sembrerebbe funzionare sempre, come dimostra la presenza su facebook di una pagina infamante la memoria di Melania Rea, segnalata fin ora da migliaia di utenti che ne hanno chiesto la rimozione, ma che, tuttavia, resta, con le sue ignominie e le sue volgarità, saldamente ancorata a facebook, insieme ai trolls che la gestiscono, che cambiano continuamente nome e foto per confondere le acque. Un esempio di “religion war”, su un argomento molto dibattuto e sentito dalla comunità virtuale di facebook.

Come proteggersi, allora, da questi pirati del web, dal momento che la California è troppo lontana per poter andare a protestare alla fonte? Il primo consiglio è quello di ignorare completamente le loro provocazioni, resistendo alla tentazione di rispondere loro. Si possono inoltre applicare dei filtri al social network, affinché gli utenti non possano visualizzare o scrivere sulla pagina se non previa ammissione del suo titolare. In ultima analisi, qualora gli attacchi dovvesero diventare più persistenti, è possibile sporgere una denuncia alla polizia postale, la quale, attraverso l’indirizzo IP del computer, potrà risalire all’identità del “burlone”. Ci chiediamo, però, se questo possa costituire davvero un rimedio, o se, invece, non faccia altro che accrescere nel troll la sua propensione a disturbare.

Francesca Theodosiu