“Cinema ritrovato”: Sanguineti continua il suo viaggio, alla scoperta di Monicelli

Incontri d’autore – Il (sempre più raro) cinema d’autore è uno dei chiodi fissi di Iris, canale che sin dagli esordi predilige e propone la settima arte e le sue eccellenze. Seguendo questo impulso, ancora una volta, la rete diretta da Miriam Pisani affida una delle sue operazioni culturali più importanti a Tatti Sanguineti. Per “Cinema ritrovato”, l’eclettico critico e autore torna su Iris per svelare, ricordare e commentare, sotto una luce inedita, la produzione del maestro della commedia all’italiana Mario Monicelli.

Sanguineti si addentra nel mondo monicelliano attraverso una maratona di sei opere – Capriccio all’italiana, Romanzo popolare, La mortadella, l’episodio Renzo e Luciana da Boccaccio ’70, La moglie ingenua, il marito malato, Il marchese del grillo e Caro Michele – e l’apporto delle testimonianze della scenografo Lorenzo Baraldi, della costumista Gianna Gissi, del direttore della fotografia Sergio D’Offizi, dell’aiuto regista Rinaldo Ricci, dell’attrezzista Luciano Tarquini, della costumista Lina Nerli Taviani, raccolte da Alberto Consarino.

“Monicelli pensava che il cinema fosse un prodotto industriale, oltre che un’opera d’arte – ha dichiarato Sanguineti -. E pur nel rispetto della gerarchia, degli orari, del rigore e della disciplina, ebbe sempre un senso collettivo della produzione. Pochi esaltarono come lui il lavoro dei collaboratori, come si vede dalle interviste girate per Iris da Alberto Consarino con alcuni suoi collaboratori: l’aiuto regista Rinaldo Ricci, lo scenografo Lorenzo Baraldi, la costumista Lina Nerli Taviani, l’organizzatore Andrea Tarquini. Ma Monicelli era soprattutto contro la prosopopea, la tromboneria e la mitologia dell’autore con la A maiuscola, dei cosiddetti “reggistoni”. “Monicelli – prosegue Sanguineti – pensava che i registi devono salutare per primi, non devono provarci con le attrici, non devono riempire di figli e nipoti il cinema che verrà dopo di loro; che agli attori bisogna sempre dare qualche cosa da fare, perché sennò sembra che pensino o che stiano per cominciare a recitare”. E poi con un tocco di vanità autobiografica, Sanguineti richiama un dettaglio che lo riguarda: “Monicelli riuscì a far recitare persino un “gallinaccio” come il sottoscritto…”.

R. D. B.