Murdoch e Brooks, anche l’Fbi indaga: 11 settembre con fonti sospette

Dimissioni di Rebekah Brooks. Dopo la chiusura di domenica scorsa del News of the world dopo 168 anni, a causa di uno scandalo che riguarda presunte intercettazioni illegali e tangenti che sarebbero state versate alla polizia, si è dimessa dalla guida di News International, ramo britannico della multinazionale che fa capo all’impero editoriale del magnate americano Rupert Murdoch, il direttore Rebecca Brooks, che da pochi mesi era in carica. Murdoch si è detto dalla sua parte, e contrario alle dimissioni. Ma la giornalista afferma di aver preferito pensare alla reputazione dell’azienda, come esamineremo più avanti. A gravare sulla difficile decisione, le parole del principe saudita Al Walid, secondo azionista della News Corp, con il 7%. Al Walid ha affermato di recente che l’ormai famosissima Brooks, braccio destro di Murdoch, doveva andarsene. “Sicuro, che deve andarsene”, ha specificato davanti alle telecamere del programma Newsnight, in onda sulla Bbc. Perfino il primo ministro britannico David Cameron non si è astenuto dal metter bocca nella vicenda, definendo “giusta” quest’ultima opinione. E’ stato intanto, al di là delle polemiche che continueranno, nominato il successore: Tom Mockridge, fino ad oggi amministratore delegato di Sky Italia. Mockridge è il nuovo direttore con effetto immediato, secondo quanto fa sapere la News Corp. Intanto, ad interim lo sostituiscono fin da subito Laura Cioli, Chief Operating Officer, e Domenico Labianca, Chief Finance Officer del gruppo.

Rebekah Brooks: “Reputazione dell’azienda a rischio”. “Ritenevo che la cosa giusta e responsabile fosse quella di guidarci attraverso la crisi. Tuttavia il mio desiderio di rimanere sul ponte di comando ha messo la mia persona al centro del dibattito”, è stata la spiegazione pubblica di Rebekah Brooks riguardo le sue dimissioni, disapprovate dallo stesso Murdoch. In una nota divulgata inizialmente tra i dipendenti, la Brooks afferma: “Questo sta distraendo l’attenzione da tutto il nostro sforzo genuino per risolvere i problemi del passato. Per questo ho consegnato a Rupert e James Murdoch le mie dimissioni”. Ed ancora: “La reputazione della compagnia che amiamo tanto, così come le libertà di stampa a cui teniamo tanto, sono a rischio. Come chief executive della compagnia, sento una grande responsabilità per le persone che abbiamo ferito e voglio ribadire il mio dispiacere per ciò che solo ora apprendiamo è accaduto”. Faceva riferimento, qui, alle intercettazioni effettuate per conto di News of the World sulle utenze telefoniche dei parenti di Milly Dowler, la ragazzina rapita ed uccisa in Gran Bretagna nel 2002. Scandalo che ora viene a galla con delle conseguenze per l’azienda, che evidentemente secondo la giornalista non deve dare l’impressione di restare impassibile di fronte a questa situazione che torna dal passato. Si è dilungata, Rebekah Brooks, nella sua nota, ringraziando Rupert Murdoch per la sua gentilezza e per i suoi consigli, e suo figlio, “leader ispiratore che ha dimostrato grande lealtà e amicizia”. Però, come spiega, “oggi le notizie siamo noi, per le ragioni sbagliate”.

Il punto sulla carriera, per Rebekah Brooks. Sente l’esigenza di rielaborare e riflettere, la giornalista che si ritira dal ruolo affidatole da Murdoch. “Come potete immaginare, gli ultimi tempi sono stati duri. Adesso ho bisogno di concentrarmi per correggere le distorsioni e controbattere alle accuse rispetto al mio percorso come giornalista, direttore e dirigente. Le dimissioni mi permettono di essere libera e di avere il tempo di garantire la mia completa cooperazione per tutte le richieste, presenti e future, rispetto alle indagini della polizia e alla richiesta di comparire davanti alla commissione parlamentare“. Si dà del tempo, dunque, anche per esser presente e partecipe in sede giudiziaria, rispondendo a quanto le si chiede di chiarire. Esempi rari, che andrebbero seguiti nel mondo della politica, ma su questo occorre sorvolare per non scadere in una retorica ormai scontata, dato che molti fatti “nostrani” sono diventati talmente evidenti da non aver bisogno di menzione.

Figlio di Rupert Murdoch: “Chiederemo scusa alla nazione”. James Murdoch intanto dichiara che il pubblico dello storico giornale ha diritto di ricevere le scuse a nome dell’azienda. “Questo weekend pubblicheremo un messaggio pubblicitario su tutti i giornali nazionali. Chiederemo scusa alla nazione per quanto è successo e renderemo note tutte le azioni che metteremo in atto per rimediare a quanto è accaduto”. Ottimista anche il padre: Non sono avvenuti fatti “da cui la compagnia non si riprenderà”, secondo Murdoch. “Voglio uscirne, sono stanco”, aggiunge.

Indagini dell’Fbi. Intanto si estende a macchia d’olio la sete di verifica che travolge l’impero Murdoch, e si apre un fascicolo anche in Usa, in merito ai giornali editi da Murdoch, in testa il celeberrimo Wall Street Journal. L’inchiesta, sulla scia di quella britannica, è volta ad acclarare se anche in America siano stati usati metodi poco ortodossi per procurarsi informazioni ed intercettazioni. Nel mirino, in particolar modo, le pubblicazioni ch eriguardarono l’11 settembre 2001, ed eventuali intercettazioni che potrebbero aver visto protagonisti i parenti delle vittime delle Twin Towers.

Sandra Korshenrich