L’incontro tra Obama e il Dalai Lama non piace alla Cina

La decisione ha suscitato la viva protesta della Cina – Il presidente americano Barack Obama ha incontrato oggi il Dalai Lama in una riunione a porte chiuse alla Casa Bianca che ha suscitato forti critiche da parte del governo di Pechino. L’incontro non si è tenuto nello Studio Ovale dove tradizionalmente il presidente statunitense riceve i capi di Stato, ma nella sale della Carte, lontano dagli occhi indiscreti dei giornalisti. Non è la prima volta che Obama riceve il Dalai Lama, un incontro analogo era avvenuto proprio l’anno scorso.

Durante il colloquio, il presidente americano ha detto di essere “sinceramente preoccupato” per i diritti del popolo tibetano, secondo quanto dichiarato dallo stesso leader spirituale. L’annuncio dell’incontro, avvenuto all’ultimo momento, non era stato accolto favorevolmente dalla Cina che oggi stesso, attraverso  il portavoce del ministero, aveva chiesto al presidente americano di “annullare al più presto possibile la decisione che Obama incontri il Dalai Lama” invitandoli “a non fare nulla che possa interferire negli affari interni cinesi e danneggiare le relazioni tra Cina e Stati Uniti”. Pechino, si leggeva nel comunicato diffuso via web  “si oppone fermamente a qualsiasi incontro di importanti esponenti dei governi stranieri con il Dalai Lama, in qualsiasi forma”.

Il Dalai Lama, vincitore nel 1989 del premio Nobel per la Pace, dal 1959 vive in esilio in India anche se ha mantenuto una forte influenza sulla popolazione tibetana.  Sebbene il leader spirituale abbia più volte dichiarato di aver rinunciato all’indipendenza del Tibet e di volere solo una “vera autonomia” per il suo Paese, la Cina lo accusa di volere la secessione del Paese. I gruppi filo-tibetani hanno più volte denunciato le violenze a cui, dal 2008 a oggi, sono sottoposti i monaci tibetani, che secondo le denunce sarebbero stati sottoposti a vere e proprie sedute di “rieducazione”.  A destare preoccupazione è stata l’occupazione del monastero di Kirti, dove un giovane monaco si è dato fuoco per protesta e centinai di monaci e civili tibetani sono stati condotti in carcere.

Annastella Palasciano