DARG TEAM, Da Arabian Revolutionary Guys. Hip Hop per la Palestina libera.

Il nome di questa band nasce dalla fusione di due gruppi di artisti Hip-Hop, nati in Palestina: DA.Mcz e RG. La collaborazione tra i tre MCS (Sami Bakheet, Bassam, Mohammed Al Massri) e l’ art director Fadi M. Bakheet, inizia nel 2004, porta alla pubblicazione di ben 25 singoli e alle esibizioni live dentro e fuori alla striscia di Gaza, fino alla pubblicazione del primo album nel 2008.  Nel 2009 realizzano la colonna sonora del film documentario “Still alive in Gaza”, a cura del regista svizzero Nicolas Wadimoff, sui crimini perpetuati nel territorio palestinese.

Nei primi mesi del 2011 la formazione completa dei DARG team è sbarcata in Italia, per un tour di incontri e concerti, che li ha portati un po’ in tutte le regioni dello stivale, da Napoli, passando per Roma, Bologna e Genova, fino a giungere in Svizzera, luogo a loro caro anche per la partecipazione al progetto “Gaza meets Geneva”, che porta alla realizzazione del secondo album.

Non si tratta solo di virtuosismo musicale, ma di una vera scelta filosofico-poetica, quella di parlare ed esportare la lingua di uno dei più grandi ghetti a cielo aperto del mondo, la Palestina. Tra gli obiettivi del gruppo (che si possono leggere sul profilo Facebook del gruppo, www.facebook.com/DargTeam), non c’è solo quello di allargare il loro giro di fans il più possibile, ma soprattutto quello di presentare e supportare la causa Palestinese nel mondo,  promuovendo una cultura di pace e una rappresentazione reale della realtà del loro paese di provenienza.

Tra i pezzi più noti del DARG team non si può non menzionare “Unadikum”, un pezzo libanese molto famoso di Ahmed Qabour e Tawfiq Zayyad, rimaneggiata e dedicata a Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano morto il 15 aprile 2011, sentito da questi ragazzi come un fratello, e che doveva essere con loro sul palco al «Che Festival» di Genova organizzato da “Music for peace”.

Alessandra Fava chiede a Fadi M. Bakheet, in un’intervista pubblicata da “Il Manifesto”,  l’undici giugno dell’anno corrente, di tradurre alcune parole di “Unadikum”, e il giovane art director del gruppo risponde in questo modo. «I palestinesi piangono la tua morte, caro fratello. Che tu possa riposare in pace. Non ti dimenticheremo mai. Scriverò parole di resistenza su tutti i muri del mio cervello, come fossero tatuaggi».

In un’altra canzone “Long Live Palestine”, dai temi ancor più politici,  si tenta di spiegare la condizione di chi vive sotto assedio nella sua stessa casa:  «non avere paura, non essere spaventato, c’è un domani luminoso. Dammi una penna e scriverò il mio dolore e ti spiegherò che cosa penso attraverso i miei testi. Le nostre case vengono distrutte, i bambini sono senza casa, ma il nostro spirito vive e questo è un dono di Allah. Vivere sotto assedio a Gaza, mi dà il coraggio per tentare di spezzarlo. Gaza vive dentro di me».

A.U.