Bimbo autistico via dal centro estivo: “non abbiamo soldi per sostegno”

Cacciato dal centro estivo perché autistico. Non ci sono i soldi per pagare l’operatore di sostegno, quindi un bimbo autistico viene escluso da un centro estivo a Roma. E’ quanto denuncia M. B., il padre di un ragazzino di otto anni, che si è visto rifiutare il bimbo dalla dirigente con queste parole: “Quest’anno il V municipio non ha i fondi necessari per coprire i costi dell’operatore di cui ha bisogno suo figlio per partecipare al centro estivo organizzato presso le strutture comunali del Fulvio Bernardini“.

Violazione di un diritto costituzionale. La denuncia è dell’associazione Autismo e Futuro, secondo la quale il bambino sarebbe stato ritenuto dal centro estivo in questione “non integrabile con gli altri che frequentano il centro”. Lo sfortunato protagonista è un bambino di 8 anni, affetto da sindrome autistica e riconosciuto invalido al 100%, a cui ormai da qualche anno, è necessario un operatore di sostegno per prendere parte alle attività organizzate dal Centro Estivo. “Siamo di fronte quindi – sottolinea l’associazione – alla negazione di un diritto, un diritto per di più sancito dall’articolo 3 della Costituzione, che enuncia espressamente il dovere dello Stato di rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano l’eguaglianza dei cittadini e che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana”.

Diffida per il V Municipio. Il genitore del piccolo si è rivolto al suo legale, l’Avvocato Angela Ferrari, per tutelare i diritti di suo figlio. Una diffida è già partita nei confronti del V municipio di Roma. “Tutti noi cittadini siamo chiamati a pagare le tasse, che servono anche all’assistenza di chi è in situazioni di fragilità. Riteniamo più utile che le Istituzioni abbiano, in primo luogo, la piena consapevolezza del proprio ruolo e quindi dei servizi che sono chiamati a gestire e realizzare, e – conclude la nota dell’associazione – pertanto sappiano che, venendo meno questi impegni, ai cittadini non rimane che ricorrere, come ultima istanza, alle vie legali”.

Adriana Ruggeri