Bossi: stop and go sull’arresto di Papa

Le sorti del deputato pidiellino, Alfonso Papa, sembrano aver messo in crisi Umberto Bossi. Nei confronti dell’ex magistrato, coinvolto nelle indagini sulla cosiddetta P4, la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha già votato a favore dell’arresto, passando la palla alla Camera. Il Senatur, che in un primo momento aveva liquidato la faccenda, scandendo un inequivocabile “In galera” all’indirizzo di Papa, è poi tornato (apparentemente) sui suoi passi, invitando i suoi a una maggiore cautela. Uno stop and go sospetto, culminato nella dichiarazione consegnata ieri sera dal leader del Carroccio nel corso di un comizio: “Penso che la Lega voterà per il suo arresto – ha detto – Ma bisogna stare attenti a scelte sbagliate”.

I dubbi sull’arresto di Papa – Nel corso del comizio che si è svolto ieri a Podenzano (provincia di Piacenza), di cose, Umberto Bossi, ne ha dette parecchie. A cominciare dal voto sull’arresto di Alfonso Papa, sui cui il numero uno della Lega non sembra avere ancora le idee troppo chiare. “La Lega vuole votare per il suo arresto – ha annunciato – penso che la Lega voterà per il suo arresto. Noi abbiamo lasciato passare la richiesta della sinistra che chiedeva la carcerazione, ma io qualche dubbio ce l’ho. Sembra una sfida al Parlamento, bisogna lasciare alla magistratura la possibilità di indagare ma mai manette senza aver fatto prima il processo. Attenti a scelte sbagliate“.

Una manovra brutta – Parole molto più caute rispetto a quelle consegnate qualche giorno fa ai giornalisti. A chi lo aveva, infatti, interpellato sull’argomento, il ministro per le Riforme, aveva risposto con un secco: “In galera“, degno della Prima Repubblica. Poi, forse, l’incontro con il presidente del Consiglio (storicamente avverso a prestare il fianco alla magistratura “forcaiola”) potrebbe avere spinto il leghista di ferro a optare per una linea comunicativa più morbida. Senza comunque rinunciare del tutto all’assunto di base. Ma nel corso dell’incontro di ieri con i militanti padani, il Senatur ha parlato anche di altro. “La manovra più o meno è passata – ha spiegato – una brutta manovra arrivata quando sembrava che il mondo intero si fosse scatenato contro l’Italia“.

Tremonti e la secessione – “Questa settimana faceva caldo – ha continuato il leader del Carroccio – 40 gradi fuori, ma anche 40 gradi all’interno della politica: è stato molto caldo. Anche se Tremonti è un amico stavolta ci siamo scontrati molte volte”. E sul ministro dell’Economia ha aggiunto: “Tutti i mesi il povero Tremonti deve vendere dei titoli di Stato, se non lo facesse non si pagherebbero più pensioni e ospedali: sarebbe un disastro. Arrivati a questo punto – ha suggerito il capo delle camicie verdi – meglio far la secessione che andrebbe bene al sud e al nord, con patti chiari e amicizia lunga. La secessione – ha ribadito Bossi – sarebbe la migliore medicina“.

Alemanno come la Moratti – Inevitabile il riferimento alla chiacchierata alleanza col premier. “Vedremo se alle prossime elezioni – ha detto il leader della Lega – faremo ancora un accordo con Berlusconi o se andremo soli”. E sulla tenuta del governo: “Non sono mica un mago“, ha risposto il ministro. Non solo: Umberto Bossi non ha rinunciato a inviare una “stoccata” anche al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al quale ha prefigurato un futuro politico poco fortunato. “Alle elezioni – ha scandito il responsabile delle Riforme – farà la fine della Moratti. Venda un po’ delle società che ha, perché il nord dovrebbe dargli i soldi? La fortuna di Roma – ha affondato il capo dei leghisti – è il Papa che attira gente da tutto il mondo”. E da un Papa all’altro il cerchio si è chiuso.

Maria Saporito