Omicidio Rea: nessuna traccia su auto di Parolisi, Salvatore e Melania una coppia normale

E’ tornato ad Ascoli Piceno questa mattina Salvatore Parolisi, indagato per l‘omicidio della moglie Melania Rea, la ventinovenne originaria di Somma Vesuviana trovata morta lo scorso 20 aprile nel bosco delle Casermette, nel teramano. A renderlo noto sono stati i suoi difensori, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, che hanno precisato che Salvatore farà prima una breve sosta a Roma per ritirare la sua auto, la megane scenìc sequestrata qualche settimana fa a Frattamaggiore, affinché i Ris potessero effettuare i rilievi necessari all’inchiesta. In particolar modo, le attenzioni degli inquirenti erano concentrate sulla possibilità di rinvenire tracce nel bagagliaio dell’auto, dove, tra l’altro, era contenuto il trolley sequestrato qualche giorno fa: la tesi dell’accusa, infatti, è che Salvatore Parolisi, dopo aver ucciso la moglie, si sarebbe cambiato gli abiti sporchi di sangue ed è proprio al ritrovamento di tracce ematiche che questi esami erano tesi. A quanto sembra, però, dalle analisi condotte sulla vettura, non sarebbe emerso alcun elemento significativo. Salvatore Parolisi riprenderà servizio presso la caserma ‘E. Clementi’ di Ascoli Piceno, dunque, dove, fino a qualche mese fa, lavorava come istruttore reclute: oggi, alla luce dei flirt avuti con alcune allieve, in particolar modo con Ludovica P., la soldatessa con la quale aveva una relazione extraconiugale da circa due anni, è stato trasferito negli uffici della Caserma, dove svolgerà mansioni amministrative.

Il bacio della morte – La scoperta del DNA di Salvatore Parolisi sulla bocca e sulle gengive di Melania, hanno fatto avanzare l’ipotesi che il caporalmaggiore abbia potuto baciare la moglie, concedendole un estremo saluto, dopo averla colpita con 23 coltellate, mentre la donna moriva agonizzante. «È sorprendente come un bacio dopo un pasto possa diventare il ‘bacio della morte’», ha commentato il difensore di Parolisi, Valter Biscotti «Questo voler appesantire e attaccare Salvatore a tutti i costi – ha proseguito l’avvocato – fa galoppare la fantasia di tutti». Gli avvocati di Parolisi, continuano a sostenere che, ad uccidere Melania, sia stata una donna, come dimostrarebbe il DNA trovato sotto l’unghia dell’anulare della vittima, anche se, secondo indiscrezioni, risulterebbe che quel DNA non sarebbe da sfregamento, quindi tra Melania e la presunta assassina non ci sarebbe stata una colluttazione.

I colpi post mortem – Un altro punto su cui batte la difesa sono le coltellate inferte dopo la morte, circa 24 ore dopo l’omicidio: secondo l’avvocato Biscotti, infatti, sarebbe impossibile che Salvatore potesse tornare sul luogo del delitto per inscenare il depistaggio, poiché, fin dalla denuncia di scomparsa della moglie, «è sotto gli occhi di tutta Italia». «E poi – ha aggiunto Biscotti – se il perito dice che Melania era in condizioni di normalità, cioè non aveva pianto e aveva il trucco ancora intatto, questo vuol dire che lei e il marito non avevano litigato, e che non c’era alcun motivo di cambiare il programma di andare a Colle San Marco, come Melania aveva detto anche alla madre». «Salvatore e Melania erano due persone normali. Se nessuno li conosceva, è possibile che nessuno li abbia notati. Il fatto che quattro vecchietti e quattro ragazzini dicano di non averli visti insieme – ha concluso l’avvocato Biscotti – non vuol dire che lì non c’erano».

Francesca Theodosiu