Home Anticipazioni

Ecco la bozza Calderoli: Senato federale, Primo ministro e tagli ai parlamentari

CONDIVIDI

Bozza di riforma costituzionale. Diminuzione del numero dei parlamentari (250 deputati e 250 senatori), che percepiranno lo stipendio in base all’effettiva partecipazione alle sedute. Fine del bicameralismo perfetto con l’istituzione del Senato federale. Più stabilità di governo e maggiori poteri al premier, che non si chiamerà più presidente del Consiglio ma Primo ministro e avrà il potere di nominare e revocare ministri e sottosegretari. Introduzione della sfiducia costruttiva, ma esecutivo messo al riparo da eventuali ribaltoni. Soppressione della circoscrizione estero e limite massimo delle indennità dei consiglieri regionali stabilito con legge dello Stato. Sono solo alcune delle novità contenute nella bozza di riforma costituzionale preparata dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e che sarà all’esame del pre-consiglio dei ministri di domani per poi approdare, per una prima lettura, alla riunione del Cdm previsto in settimana. Trentadue articoli che intaccano in maniera pesante l’architettura dello Stato con “un intervento complesso che tocca l’intera Parte seconda della Costituzione”.

Senato federale: Il Senato, si legge nell’articolo 2 della bozza, diventa Senato federale, decretando così la fine del bicameralismo perfetto. Si interviene, dunque, sull’articolo 55 della Costituzione: “Le parole ‘Senato della Repubblica’ sono sostituite da ‘Senato federale della Repubblica’”. E viene ”eletto a suffragio universale e diretto su base regionale”. “Sono eleggibili – prosegue il testo – a senatori di una Regione gli elettori che hanno compiuto i ventuno anni di età e risiedano nella Regione alla data di indizione delle elezioni”. La bozza di riforma abroga, poi, il potere di nomina dei senatori a vita da parte del Capo dello Stato e prevede che “è deputato di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica”. Il Senato federale è composto da senatori (non meno di cinque per Regione) eletti contestualmente ai Consigli regionali (più altri rappresentanti delle autonomie, senza diritto di voto). Solo poche leggi (ad esempio quelle costituzionali) avranno bisogno dell’approvazione di entrambi i rami del Parlamento, mentre negli altri casi la competenza sarà di una sola Camera, con possibilità per l’altra di formulare un parere.

Primo ministro. Il presidente del Consiglio diventa Primo ministro e nomina e revoca ministri e sottosegretari. “La riforma intende garantire una maggiore stabilità di Governo ed un rafforzamento del Premier, che assume la denominazione di Primo Ministro”, si legge nel testo. Nell’articolo 89, secondo comma, della Costituzione vengono sostituite le parole ‘dal Presidente del Consiglio dei Ministri’ con ‘dal Primo Ministro’. “Il Primo Ministro – si legge nella relazione illustrativa – nomina e revoca i Ministri, i Viceministri ed i sottosegretari. Può richiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento della Camera dei deputati, anche indipendentemente dall’approvazione di una mozione di sfiducia”.

Tagli alla ‘casta’ dei parlamentari. Drastica riduzione del numero dei parlamentari: da 630 a 250 i deputati, da 315 a 250 i senatori, per un totale di 500. Deputati e senatori, si legge nella bozza, “ricevono un’indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione” all’attività di Commissioni a Aula.

Sfiducia costruttiva e norma anti-ribaltone. La sola Camera vota la fiducia al governo. E può votare una sfiducia costruttiva, con indicazione di un nuovo premier. Ma sempre “nell’ambito della maggioranza che ha vinto le elezioni”, con un meccanismo anti-ribaltone che vincola anche il capo dello Stato e “con la designazione di un nuovo Primo ministro”. La sfiduzia deve essere approvata “da parte della Camera dei deputati a maggioranza assoluta dei propri componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni”.

Iter delle leggi più veloce. Nella bozza Calderoli si prevedono tempi certi per la votazione dei disegni di legge da parte delle Camere. All’articolo 72 della Costituzione, infatti, è aggiunto il comma: “I disegni di legge sono discussi e votati dalle Camere entro termini certi, secondo le norme dei rispettivi regolamenti”. Inoltre, “su richiesta del governo, il termine per la conclusione dell’esame da parte di ciascuna Camera dei disegni di legge presentati o fatti propri dal governo stesso e di quelli dei quali è dichiarata l’urgenza non può in ogni caso essere superiore a trenta giorni”. Si prevede inoltre che il regolamento della Camera prescriva “garanzie, modalità e limiti” per l’iscrizione all’ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni, con riserva di tempi e previsione del voto finale.
Il governo può mettere può, dunque, imprimere una decisa accelerazione ai disegni di legge: se ne dichiara “l’urgenza”, le Camere dovranno votare entro 30 giorni (più in fretta di un decreto). In ogni caso per le proposte di legge i regolamenti indicheranno “tempi certi”. Previste garanzie dei diritti delle opposizioni.

Le altre norme. Nella bozza di riforma costituzionale viene ridotta da 50 a 40 anni l’età per diventare presidente della Repubblica. Per essere eletti in Parlamento basta invece avere 21 anni (prima erano 45 per il Senato e 25 per la Camera).  Viene abolita la circoscrizione Estero, mentre scompare la figura del senatore a vita: gli ex capi di Stato diventano di diritto non più senatori, ma “deputati a vita“. A fare da supplente, nel caso in cui il capo dello Stato non possa adempiere alle sue funzioni, non è più il presidente del Senato, ma quello della Camera.

R. E.

Se vuoi essere aggiornato solamente sulle notizie di tuo interesse, è arrivata l'APP che ti invierà solo le notifiche per le notizie di tuo interesse!

✅ Scarica Qui x Android: TopDay_PlayStore
✅ Scarica Qui x OS: TopDay_AppStore