Bologna, gemelle siamesi: unite al torace e con un solo cuore

Gemelline siamesi, un solo cuore. Sono nate poche settimane fa, unite per il torace: hanno un solo cuore e alcuni vasi sanguigni in comune. Il dramma è che solo una delle due ha qualche possibilità di sopravvivere. Sono le gemelline siamesi nate al policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. I medici si interrogano sulla necessità di intervenire chirurgicamente per dare qualche chance alla sorellina più forte. La domanda che si pongono i genitori (che hanno deciso di portare avanti la gravidanza nonostante conoscessero a cosa andavano incontro) e i medici è se e come intervenire. //

Difficile questione etica. Le condizioni di salute delle due neonate, ricoverate nel reparto di Anestesiologia e rianimazione pediatrica, sono al momento stabili. Sono tenute sotto osservazione perché si possa valutare quale percorso terapeutico sia più indicato, anche alla luce dell’intervento che le due piccole hanno già subìto nei giorni scorsi per problemi all’intestino. Si tratta di «un caso estremamente complesso e delicato, che coinvolge aspetti medici ed etici», ha rilevato il direttore sanitario Mario Cavalli, e per il quale sono già stati coinvolti con richiesta di parere tutti «gli organismi deputati ad esprimere un giudizio nel merito»: avvisati la Regione, la Procura, il comitato bioetico dell’Università. La difficile scelta della separazione comporterà infatti, inevitabilmente, la morte di una delle due piccole. L’intento dell’equipe medica è quello di prendere tempo sperando che la situazione non si aggravi, procedendo con piccoli interventi chirurgici palliativi e dando così alle due piccine la possibilità di aumentare il proprio peso (ora 3,450 kg insieme, alla nascita – premature alla 30/a settimana – era 2,5). Tutto questo farà crescere le possibilità di sopravvivenza di una delle due, quando bisognerà agire con l’ inevitabile operazione di separazione.

Un caso su 68mila, mortalità al 99%. Quello dei gemelli siamesi è un fenomeno rarissimo, inspiegabile e incurabile. Con un’incidenza di 1,5 casi su 100.000, ossia un caso ogni 68.000 gravidanze.  Non ci sono spiegazioni sul perchè due gemelli monozigoti anzichè dividersi come normalmente avviene rimangono uniti. Non ci sono variabili legate all’età della madre, alla provenienza geografica o agli stili di vita, e ovviamente non c’è cura. Ci sono alcuni precedenti, anche in Italia.  Era il maggio del 1985 quando Bologna si trovò sotto i riflettori per un altro caso di gemelli siamesi, quella volta nati uniti per la testa. Per la prima volta in Italia i neurochirurghi dell’ospedale Bellaria tentarono il difficile intervento di separare i due gemelli craniopagi, ma l’operazione non consentì ai due piccoli di sopravvivere. Più recentemente c’è stato il caso di Sara e Maria Eleonora a Palermo che avrebbero dovuto essere operate dal cardiochirurgo Carlo Marcelletti che due anni prima aveva tentato di separare, sempre all’ospedale di Palermo, due siamesi peruviane, Marta e Milagros, unite dal torace e con un unico cuore, che però non sopravvissero all’intervento. Nel marzo 2010 finirono sui giornali inglesi due gemelline di tre anni, Emma e Taylor Bailey, con un solo cuore e un solo fegato, ma anche in quel caso l’intervento non ebbe l’esito sperato.

Adriana Ruggeri