Genova, decennale del G8, uno striscione per Carlo Giuliani

Oggi a Genova hanno avuto inizio le manifestazioni in occasione del decennale del G8, ricordato a causa dei violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, durante i quali un ragazzo di poco più di 23 anni, Carlo Giuliani, perse le vita colpito dal proiettile sparato da un carabiniere. Per l’occasione, che si concluderà il 23 luglio con la “grande manifestazione”, il Viminale avrebbe disposto l’invio di 120 unità di polizia al giorno, mentre in Procura sono state rafforzate le misure di sicurezza ed è stato stabilito che la cancelleria penale resti aperta anche sabato pomeriggio per eventuali atti urgenti. “Ci auguriamo che non succeda nulla” ha commentato Roberto Traverso, segretario generale provinciale del Silp per la Cgil “Sarà un modo per spazzare via le nuvole nere sulla questura di Genova e finalmente potremmo dire ‘bastà. Chi dopo dieci anni vuole risposte le deve chiedere al Viminale e non alla polizia di Genova”.

In ricordo di Carlo Giuliani – La manifestazione si è aperta con una commemorazione in onore di Carlo Giuliani: rose e girasoli ed uno striscione attaccato al cancello della chiesa di Santa Maria del Soccorso dove, sei mesi dopo la morte, venne ritrovato il proiettile calibro nove che lo aveva ucciso. Sullo striscione c’è scritto: «Non sarò vivo finchè il sogno di giustizia sarà veto, non sarai morto finchè il mondo ti avrà vivo in fondo al cuore». Nicola Tanzi, segretario generale del sindacato di polizia Sap, ricordando quel brutto episodio, ha commentato: «Le forze dell’ordine possono aver commesso degli errori e certamente dal 2001 ad oggi sono cambiate molte cose per quel che riguarda la gestione dell’ ordine pubblico. Quello che non è cambiato – ha sottolineato – è il sacrificio, l’abnegazione, la professionalità dei singoli operatori che sono impegnati in questi servizi».«Oggi – ha continuato il segretario del Sap – è sbagliato ricordare quei giorni soltanto per i fatti di piazza Alimonda o della caserma Diaz, dimenticando le migliaia e migliaia di violenti che hanno messo a ferro e fuoco una intera città o i feriti che hanno causato. Occorre però avere la forza di guardare avanti e di dare un segnale diverso ai colleghi, ma anche all’opinione pubblica. La strada per guardare avanti non è certo quella di chi a Genova organizza contro manifestazioni che hanno il sapore della provocazione e che rischiano esclusivamente di alimentare inutili tensioni e non è neppure quella di qualche rappresentante sindacale della polizia che confonde la propria organizzazione con la Fiom».

Francesca Theodosiu