Melania Rea: anche capelli e peli sul luogo del delitto

Benché Salvatore Parolisi, unico sospettato per l’omicidio della moglie Melania Rea, sia finito in carcere a causa dei gravi indizi di colpevolezza indicati nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Carlo Calvaresi, l’inchiesta sembra non essere ancora conclusa. Come scritto dallo stesso pm Umberto Monti nella sua richiesta di arresto, infatti, «sono necessari approfondimenti, verifiche e ulteriori acquisizioni probatorie per ricostruire con maggiore esattezza la dinamica omicidiaria e anche l’eventuale premeditazione».

Capelli e peli sulla scena del delitto – Sono ancora molti, infatti, gli elementi sottoposti alle analisi dei Ris in questi giorni: non soltanto i pollini trovati sotto le scarpe che Melania indossava al momento della scomparsa, ma, secondo quanto riportato dal giornale “Il Centro” di Teramo, gli investigatori del Reparto Scientifico dei Carabinieri starebbero verificando anche alcuni capelli e peli repertati nel luogo in cui il corpo della donna fu ritrovato il 20 aprile scorso. Elementi, questi ultimi, la cui esistenza non era emersa fino ad ora e che, se la notizia fosse confermata, potrebbero contribuire ad aggiungere un ulteriore tassello all’intera vicenda. Tuttavia, è anche possibile, che tali indizi non siano collegati in alcun modo all’omicidio della giovane mamma di Somma Vesuviana.

Inchiesta trasferita a Teramo – In questi giorni, intanto, le carte del fascicolo relativo all’omicidio di Melania Rea, saranno trasferite alla Procura di Teramo, competente per territorio sull’inchiesta da quanto il medico legale, Adriano tagliabracci, ha stabilito che Melania sia stata uccisa a Ripe di Civitella e non altrove, come, all’inizio, si era supposto. Si attende per i prossimi giorni, dunque, un nuovo interrogatorio di garanzia per Salvatore Parolisi, il quale, come già preannunciato dai suoi avvocati, in quell’occasione finalmente parlerà, raccontando la sua versione dei fatti. Nel frattempo, Salvatore, che, in cacere, ha chiesto che gli fossero portate della carta ed una penna, ha deciso di studiare le 95 pagine dell’ordinanza che lo incrimina, al fine di confutare, punto per punto, tutti gli elementi emersi contro di lui.

Francesca Theodosiu