Melania, intercettazioni ambientali Parolisi. Gli inquirenti: Finge

La posizione di Salvatore Parolisi, arrestato perché ritenuto colpevole dell’omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto a Ripe di Civitella il 18 aprile scorso, sembra diventare sempre più complicata nonostante la tranquillità che il caporalmaggiore del 235° Rav Piceno continua a ostentare, promettendo rivelazioni e verità chiarificatrici.
Per gli inquirenti, invece, il presunto uxoricida sarebbe stato consapevole di essere intercettato e avrebbe agito di conseguenza. Come nel caso in cui Parolisi si trovò a bordo della propria auto e si lasciò andare a quello che gli investigatori non ritengono uno sfogo spontaneo. Queste le parole pronunciate dal marito della vittima: “Perché tutti mi devono assillare, perché? Che cosa ho fatto di male (per 3 volte) per meritare tutto questo, tutta questa vergogna, perché sono un deficiente, un bastardo di merda (per 2 volte), ma se lo prendo chi è stato… Se lo prendo questo figlio di puttana, se lo prendo con le mie mani a quel bastardo, anzi quei bastardi di merda, se li prendo a tutti questi bastardi mi stanno facendo diventare una schifezza di persona. Ma io sono una schifezza di persona perché io devo allontanarmi da tutto questo. Melania tu non lo meritavi (per 2 volte), ma non ti preoccupare, fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita, se prendo questi bastardi che ti hanno fatto queste cose, se è vero il Dio lo passo veramente un guaio. Fosse l’ultima cosa che faccio, l’ultima amore mio. Questi porci di merda, tu (riferito a Melania) avevi un uomo vicino, schifoso, lo sai quanto ti amavo, lo sai, non ti ho fatto mai mancare nulla, mai amore mio. Perché ti ho fatto andare da sola, perché sei andata solo tu? Non dovevi andarci lì (per 2 volte), lì nel bagno non dovevi andare (per 3 volte). Non me lo perdonerò mai amore mio, ti ho fatto andare da sola e guarda cosa ti hanno fatto, mi uccidevano a me questi porci di merda, perché se la sono presi con te (per 2 volte). Perché? Perché?”.

Autocorrezioni – A insospettire i pm sarebbe perlopiù l’autocorrezione fatta dall’indagato al momento di specificare il numero di coloro che sarebbero i responsabili dell’orrendo delitto: “Orbene – evidenzia l’informativa riepilogativa dei carabinieri che hanno svolto le indagini -, pur confermando i dubbi sopra evidenziati circa la genuinità dei contenuti, qualora si intendesse, tuttavia, considerarli spontanei, occorrerebbe porre profonda attenzione al passaggio in cui il Parolisi effettua, nel rivolgersi o riferirsi agli ipotetici assassini della moglie, una sospetta correzione dal singolare al plurale; ciò a voler significare che una simile repentina precisazione, in un discorso ad alta voce con se stesso, non si spiegherebbe altrimenti se non con una diretta conoscenza di ulteriori particolari riguardanti il delitto, sconosciuti agli inquirenti ma in ogni caso da lui stesso consapevolmente ed inspiegabilmente omessi”.

S. O.