“La casa nel vento dei morti”: tra noir e horror, un low-budget tutto italiano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:46

Film in lavorazione – Sono da poco terminate, dopo oltre quattro settimane, tra Parma, l’appennino parmense, Calestano e Berceto le riprese del lungometraggio La casa nel vento dei morti, opera seconda di Francesco Campanini che ne è anche produttore. Il film, il cui montaggio inizierà a giorni per essere pronto intorno a fine anno, ha visto al lavoro la squadra vincente dell’opera prima di Campanini, quel Il solitario che tante soddisfazioni ha regalato a regista ed attori nei festival di mezzo mondo: ne ha vinti ben due anche negli Stati Uniti, a Houston e a Phoenix.

Magri ha scritto un soggetto che richiama gli horror degli anni ’70/’80 (Non aprite quella porta e La casa) e successivamente si è avvalso della collaborazione di Chiara Agostini per scrivere la sceneggiatura. In questa fase, oltre all’aspetto horror, si è voluto affrontare il tema dell’Italia nell’immediato dopoguerra. Magri dice che la sua più grande fonte d’ispirazione è stata Ossessione di Visconti. Ambientato verso la fine degli anni ’40 – racconta le vicende di quattro disperati che dopo aver compiuto una rapina in un ufficio postale, fuggono con il malloppo verso le montagne in cerca di rifugio. L’avventura si trasforma in un incubo da cui non riescono ad uscire.

Luca Magri (Cielo e terra, Il Solitario) ha saputo interpretare perfettamente il protagonista, Attilio, un attore che aveva fatto i film del regime con Valenti e la Ferida al Cinevillaggio, lavorando con registi come Blasetti ma, a seguito dell’insuccesso è finito in un giro di malavitosi pronti a tutto pur di scappare da quella vita miserabile. “Ci siamo intesi subito su come doveva impostare e portare a scoprire questo personaggio – dice il regista che lo aveva già diretto ne Il Solitario – Sapevamo tutti e due su cosa ci dovevamo dirigere per quel ruolo, anche se l’inizio del film è noir e poi cambia in thriller-horror. Alla fine è riuscito ad entrare in quella psicologia, portarla fino alla fine con grande fermezza e passione. È stato coraggioso nel voler sperimentare e mettersi in gioco”. Ha poi concluso il regista: “Rispetto al mio primo film, dove erano protagonisti la metropoli ed il mondo razionale, in questo prevalgono la natura, le passioni e l’istinto di sopravvivenza. Il noir diventerà così nero che trasformerà la speranza di una vita migliore nella voglia di sopravvivere”.

R. D. B.

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