Tangenti: Bersani attacca, Travaglio rilancia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:08

Il Partito Democratico va alla guerra. E, per una volta, non si tratta di indossare l’elmetto per sostenere qualche azione militare, ma di lanciarsi nell’arena dell’aspro confronto politico nostrano per difendere la “comunità dei democratici” da chi ha voluto paragonare il partito, in seguito agli scandali emersi su Alberto Tedesco e Filippo Penati, ad una organizzazione criminale senza scrupoli.
A far andare su tutte le furie il segretario del PD Pierluigi Bersani sono stati soprattutto i toni utilizzati dai giornali vicini alla maggioranza di Governo (“Libero” e “Il Giornale” su tutti), ma non accenna a placarsi nemmeno la polemica con “Il Fatto Quotidano” di Antonio Padellaro – che Massimo D’Alema ha recentemente bollato come “tecnicamente fascista” – dalle cui colonne ancora oggi Marco Travaglio rilancia la sua offensiva contro il leader democratico.

Una reazione contro la “macchina del fango” – “Le macchine del fango che girano, se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. – ha spiegato Bersani nel corso della conferenza stampa convocata ad hoc per questa mattina – Noi abbiamo capito quello che sta succedendo. Lo abbiamo capito”.
Le critiche le accettiamo, ma aggressioni, calunnie e fango no. Da oggi cominciano a partire delle querele e delle richieste di danni. – ha proseguito – Sto facendo studiare la possibilità di fare queste richieste di risarcimento come class action perchè essendo il partito una proprietà indivisa, se viene paragonato alla ‘ndrangheta, ebbene in questo c’è un insulto a ciascuno dei suoi componenti”.

La strategia del PD per la “questione morale” – “Ribadisco che ci stiamo muovendo su quattro principi. – ha spiegato poi Bersani entrando nel merito della battaglia politica per la “questione morale” sollevata dagli avvenimenti degli ultimi giorni – Primo: rispetto assoluto della magistratura. Secondo: tutti i cittadini, onorevoli compresi, sono uguali davanti alla legge. Terzo: chi è investito da una inchiesta faccia un passo indietro per non imbarazzare istituzioni e partito, al netto della presunzione di innocenza. Quarto: i partiti si attrezzino a darsi regole più stringenti di garanzie, trasparenza e controllo“.
“Vorrei capire, però – ha concluso – perché dobbiamo essere solo noi a fare queste cose. Perché non lo si chiede a nessun altro. Perché a vedere oggi i giornali e a guardare i tg c’é da rimanere allibiti. Non credo che siamo noi il problema, a questo punto. Perché altri si stanno comportando all’opposto”.

I “dubbi” di Marco Travaglio – Su “Il Fatto Quotidiano” di oggi, intanto, è apparsa la nuova replica a Bersani di Marco Travaglio che, nel suo intervento, mette in dubbio il valore del “codice etico” del Partito Democratico, chiedendosi se “quel codice prevede deroghe così generose, o ha maglie così larghe da lasciar passare simili soggetti”, facendo un diretto riferimento a Tedesco, Penati, Carra (pregiudicato per falsa testimonianza e deputato PD), Papania (altro deputato PD condannato per abuso d’ufficio).
E – si chiede ancora Travaglio – “se Lei (Bersani, ndr) raccomanda Gavio a Penati, Penati coi soldi dei milanesi acquista il 15% delle azioni della Milano-Serravalle a 8,9 euro l’una da Gavio che le aveva appena pagato 2,9 euro, Gavio intasca 176 milioni di plusvalenza e subito dopo ne investe 50 nella scalata di Unipol a Bnl sponsorizzata dal Suo partito, che dobbiamo pensare? A una sfortunata serie di coincidenze?“.

Le cooperative rosse e un universo da ripulire – In attesa che da Bersani giunga una ancora più esaustiva risposta ai dubbi sollevati da Marco Travaglio, nel pomeriggio di oggi è emerso anche un possibile coinvolgimento nell’affaire Penati di alcune “cooperative rosse”: i PM Walter Mapelli e Franca Macchia, infatti, sarebbero impegnati a tracciare gli spostamenti di circa due milioni e quattrocento mila euro versati da Giuseppe Pasini, indagato, imprenditore edile ed esponente del centrodestra, a due cooperative di Modena e Ravenna.

A prescindere dall’esito giudiziario delle vicende, su cui solo la magistratura nella sua autonomia potrà fare luce, gli accadimenti degli ultimi giorni dovrebbero far riflettere il Partito Democratico, che conserva una comunità politica imperniata su valori sani (patrimonio anche dell’eredità comunista della “questione morale” berlingueriana) ma, persi per strada gli ideali che nei decenni aveva cresciuto quella realtà politica del PCI, troppo spesso vede esponenti politici di ogni livello (dai più piccoli comuni alle dirigenze nazionali) trasformarsi da politici ad “amministratori di condominio” interessati solo a gestire un piccolo patrimonio di potere.
Che, a dire il vero, in certe realtà che furono “rosse” non è poi nemmeno tanto piccolo.

Mattia Nesti

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