Melania Rea: la caserma dei misteri ed il cambio dei vertici

Era considerata il fiore all’occhiello dell’ Esercito italiano, centro di addestramento di giovani donne che si avvicinavano con orgoglio ed ostinazione alla disciplina militare: oggi la Caserma ‘E. Clementi’ di Ascoli Piceno viene citata soltanto per essere tristemente collegata ad un efferato episodio di omicidio, nonché per i rapporti dubbi e promiscui che si allacciavano tra militari e reclute al suo interno.

Parolisi e le sue amanti – E’ proprio presso il 235° Rav ‘Piceno‘ che Salvatore Parolisi, unico indagato per la morte della moglie Melania Rea, lavorava come istruttore reclute ed è sempre in caserma che Salvatore aveva intessuto la sua rete di relazioni extraconiugali che gli sarebbero costate un’accusa per omicidio e la detenzione in carcere. E’, infatti, presso la caserma ‘Clementi’ che Parolisi aveva conosciuto Ludovica ed istaurato con la giovane soldatessa una storia durata due anni, tra bugie, minacce e pressioni che, secondo l’accusa, avrebbero indotto il caporalmaggiore ad uccidere la moglie. Ma Ludovica non è l’unica ‘conquista’ di Parolisi: durante le indagini è emerso anche un altro ‘scheletro nell’armadio’, Rosa e chissà quante altre donne saranno passate tra le braccia del caporalmaggiore, tutte tenute ben nascoste, con la preghiera, ai suoi commilitoni, di non far venire fuori quelle deprecabili relazioni.

Relazioni tra istruttori e reclute – Eppure, quello di Parolisi, sembrerebbe non essere stato un caso isolato: più si va avanti nelle indagini, più si scopre che il caporalmaggiore non era il solo a vantare un elevato numero di tacche sul ‘bastone del potere’. In caserma, conquistare le giovani reclute che avrebbero trascorso tra quelle mura le 7 settimane di addestramento, era diventato un passatempo molto diffuso tra i militari: nessun rito di iniziazione o ‘cerimoniale satanico’, solo una competizione tra buontemponi, a chi riusciva a portare a casa il risultato più ragguardevole. Le soldatesse, lusingate da così tante attenzioni, sottostavano alle avances sessuali dei giovani e prestanti commilitoni, in cambio di qualche licenza o di uno ‘sconticino’ sulle esercitazioni. E poi si apprende che è in corso un’inchiesta su alcuni militari denunciati per molestie sessuali a delle allieve; lo stesso Parolisi, in una conversazione telefonica con la sorella, è preoccupato che, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della moglie, possano uscire altre informazioni relative a ciò che accadeva in quella caserma: «se ora esce fuori pure qualche altro…» dice Salvatore. «Qualche altro cliente» completa la sorella. E lo stesso Salvatore, in una frase che resta ancora oscura nel significato, conclude: «mi dispiace che ci ha rimesso Melania».

Cambio dei vertici – In questa miscellanea di situazioni ambigue ed imbarazzanti, oggi si mette addirittura in dubbio la possibilità che la caserma ‘Clementi’ possa continuare ad operare esclusivamente con reclute femminili ed è stata anche aperta un’inchiesta interna per accertare i fatti contestati ed eventuali responsabilità. Domani, intanto, ci sarà un primo cambiamento, sebbene previsto da tempo: il col. Michele Vicari, già Capo di Stato Maggiore della Brigata Bersaglieri «Garibaldi» di Caserta, subentrerà al col. Ciro Annichiarico, fino ad ora a capo del 235° Reggimento ‘Piceno‘. Il passaggio di consegne avverrà durante la cerimonia per il giuramento delle volontarie del secondo blocco 2011. L’auspico è che questo cambiamento possa determinare anche un mutamento degli intenti.

Francesca Theodosiu