Omicidio Rea: capelli di un’altra donna sul corpo di Melania

Ancora svolte nel giallo sulla morte di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana uccisa con 32 coltellate e lasciata morire, agonizzante, nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano. Solo qualche giorno fa, l’individuazione della sagoma di un’auto scura in una delle foto all’esame della Procura, aveva aperto uno spiraglio a favore dell’innocenza di Salvatore Parolisi, marito della vittima ed unico indagato per l’omicidio, spingendo i legali dell’uomo ad usare quel dettaglio per sottolineare l’inattendibilità di alcuni testimoni che avevano dichiarato di non aver visto né Salvatore né la sua auto sul Pianoro quel pomeriggio del 18 aprile. Oggi è emerso dell’altro: alcuni capelli sarebbero stati trovati sul corpo di Melania e non apparterrebbero alla donna.

Capelli e peli sul luogo del delitto – Che fossero stati trovati anche alcuni capelli e peli sul luogo del delitto era un’indiscrezione trapelata già qualche giorno fa, ma la conferma è arrivata oggi e proprio da parte dei legali di Salvatore Parolisi, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato. Secondo quanto affermato dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, dalla perizia medico legale effettuata dal prof. Adriano Tagliabracci e depositata presso la Procura di Ascoli Piceno, sul corpo di Melania sarebbero stati trovati anche dei capelli che, per lunghezza, sembrerebbero non appartenere alla vittima, ma, piuttosto, ad un’altra donna. «Ci chiediamo perchè, prima di arrestare Parolisi, questa fondamentale traccia non sia stata analizzata ed esaminata con l’urgenza del caso, tenuto conto anche del Dna femminile ritrovato sotto l’unghia di Melania», hanno commentato i difensori del caporalmaggiore.

L’assassino una donna – Secondo gli avvocati, questo ulteriore indizio confermerebbe che, ad uccidere Melania, potrebbe essere stata una donna e non il marito, come sospettato dai pm di Ascoli Piceno e come la Procura di Teramo continua a sostenere. D’altronde furono proprio i Ris, intervenuti per primi sul luogo del ritrovamento del cadavere di Melania, identificato, in seguito, con lo stesso in cui era stato consumato il delitto, a ritenere che la violenza delle coltellate inferte sul corpo della donna era tale da far escludere che ad impugnare l’arma che l’avrebbe uccisa potesse essere stata una mano maschile. «Questa evidente lacuna – hanno affermato i difensori di Parolisi – evidenzia un ulteriore macroscopico buco in un’indagine a senso unico sempre più fragile, sempre più ricca di palesi contraddizioni e di tanti, tantissimi dubbi».

Francesca Theodosiu