Debito Usa, sì della Camera: ecco i rischi

Obama e il debito pubblico. All’una di notte ora italiana, la Camera ha approvato infine l’aumento del tetto del debito americano. La maggioranza alla Camera è detenuta al momento dai Repubblicani, ed i voti sono stati 269 a favore e 161 contrari. Ora bisogna attendere le votazioni di domani al Senato, che avverrà verso le 18, ora italiana. Soddisfatto per ora il presidente della Camera, John Boehner, secondo cui questo risultato finale, fortemente auspicato, ripaga di tutti i mesi di sacrificante lavoro in cui si sono susseguiti i tortuosi negoziati interni. “Il processo funziona. Può non esser bello, ma funziona“, sono state le sue conclusioni.

I rischi del sì e del no. L’accordo che sta per passare in senato è volto a scongiurare il pericolo di default finanziario. Ma il timore opposto, che fa votare no, per ora, a 161 membri della Camera e che trova ovviamente promotori anche in Senato, è quello di un downgrade del debito pubblico da parte delle agenzie di rating. Pericolo altrettanto poco augurabile per una potenza mondiale che si trova davvero ad un bivio decisionale importante, e di fronte ad una crisi inoltrata cui non si può mettere argini senza correre qualche rischio, e grave.
La misura che sta per passare in Senato prevede per l’esattezza un aumento del tetto del debito e tagli alle spese per 1.000 miliardi di dollari, che dovrebbero far arrivare alla soglia dei 2.100 miliardi complessivi in 10 anni. L’agenzia di rating più accreditata, la Standard & Poor’s, non pare poter mostrare dati favorevoli all’operazione, dato che i suoi standard sono stati identificati con un tetto massimo di 4000  miliardi di dollari, per rientrare nella categoria che gli Usa dovrebbero mantenere: quella contrassegnata dalla definizione AAA. Proprio Standard & Poor’s ha infatti pubblicamente espresso le perplessità che risultano dall’analisi dei dati, ed ha annunciato il pericolo di downgrade come prevedibile a breve termine, ovvero per i prossimi 3 mesi.
L’agenzia concorrente Moody’s & Fitch è invece più moderata, e caldeggia maggiormente l’opinione di coloro che in Senato ed alla Camera sono per il sì: gli Usa potrebbero anche non perdere la tripla A, dice. Cosa che del resto Standard & Poor’s non ha negato. E quel “potrebbero”, che non rassicura sulla stabilità futura delle finanze Usa.

Sandra Korshenrich