Omicidio Rea: movente, Melania custodiva un segreto

Il gip Giovanni Cirillo, chiamato a decidere sulla richiesta di arresto per Salvatore Parolisi, avanzata dalla Procura di Teramo, non ha soltanto disposto una nuova ordinanza di custodia cautelare, ma ha fatto qualcosa in più: approfondire i motivi che avrebbero spinto l’uomo ad uccidere la moglie Melania Rea.

Melania custodiva un segreto – Il movente, avanzato dai pm di Ascoli Piceno, secondo cui Parolisi avebbe ammazzato sua moglie poiché aveva scoperto al sua relazione extraconiugale con un’ex soldatessa del 235° Rav ‘Piceno’, non regge: secondo il gip di Teramo, infatti, il movente dell’omicidio non sarebbe passionale, ma legato al fatto che Melania fosse venuta a conoscenza di un segreto inconfessabile, qualcosa che era accaduto all’interno della caserma ‘Clementi’ e che, se fosse stato rivelato, avrebbe compromesso definitivamente la carriera del marito. Alla stessa conclusione è arrivato anche il criminologo Carmelo Lavorino, il quale ha spiegato all’ Adnkronos: «Quello di Melania Rea è sia un delitto passionale che di tacitazione testimoniale. La Procura di Teramo sta arrivando alla verità. Quando si indaga senza innamoramento delle tesi si arriva a quale possa essere la verità dei fatti». Secondo il criminologo la lite tra Melania e Salvatore «sarebbe scoppiata fra le 13.30 e le 13.50. Una prima discussione ci sarebbe stata non solo per Ludovica, ma anche perchè Melania Rea avrebbe indagato nei comportamenti e nella vita del marito e potrebbe avere scoperto un verminaio che, se fosse uscito, avrebbe inficiato il futuro del marito, un segreto legato alle sue attività, dove aveva una dominanza, ovvero la caserma», ha concluso Lavorino.

Depistaggio effettuato da un complice – Salvatore Parolisi resterà in carcere, dunque, ma il pool di magistrati teramani, oltre all’accusa di omicidio pluriaggravato dalla parentela e dalla crudeltà, hanno contestato al caporalmaggiore anche l’aggravante di aver approfittato di un momento di “debolezza” di Melania, di averla uccisa quando la donna non era in grado di difendersi. I punti salienti dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Cirillo, che ha confermato l’arresto, riguarderebbero il “falso alibi” di Parolisi e la “deturpazione” del cadavere: ma, secondo il gip, Parolisi, in questa seconda fase del delitto, non avrebbe agito da solo ed ha ipotizzato che un’altra persona possa essere intervenuta nel momento del vilipendio del corpo di Melania. Parolisi, inoltre, avrebbe «sbagliato» dal primo momento, cercando di far credere che la moglie fosse scomparsa: ma il suo alibi è apparso non credibile, non soltanto perché Salvatore cominciò a cercare la moglie troppo tardi, ma anche perché il suo telefonino risultò spento fino a quando l’uomo non arrivò a Colle San Marco, luogo in cui lo riaccese, e, circa un minuto dopo, lo usò per chiamare sul cellulare della moglie, che, invece, era già morta.

Nuovi accertamenti sul cellulare – Il gip ha anche disposto nuove indagini sui cellulari di Salvatore e Melania e, a questo proposito, ha chiesto ai Ros di approfondire i rilievi tecnici sui tabulati telefonici e l’incrocio di celle dei ponti radio: il cellulare di Melania, infatti, fu spento subito dopo il suo omicidio, il 18 aprile, per poi essere riaccesso, a distanza di qualche ora, il 19. Qualcuno, inoltre, si sarebbe preoccupato non soltanto di rimettere in funzione l’apparecchio, ma anche di cancellare tutti i messaggi in esso contenuti e gli orari della riaccensione e del deturpamento del cadavere coinciderebbero. Per di più, proprio il 19 mattina, Salvatore Parolisi sarebbe scomparso per circa un’ora, il tempo sufficiente, secondo il gip, per organizzare la messinscena della siringa e dei colpi post mortem, mettendo a punto, così, il depistaggio.

Francesca Theodosiu