Romy Schneider: è in uscita una biografia vecchia venticinque anni

Li ricordiamo tutti quegli occhi color oceano torbido che diedero vita nuovamente alla figura della Principessa Sissi; come potrebbe essere altrimenti? Alcuni tipi di malessere sono contagiosi al punto che vengono assorbiti dall’anima di chi se li trova di fronte: forse Romy Schneider è stata affetta da sempre da una di queste malattie congenite, invisibili, non-diagnosticabili, inguaribili. La vita disperata della bella attrice austriaca è stata raccontata, a suo tempo, in un libro biografico scritto dalla collega Hildegard Knef. Il titolo dell’opera è “Romy Schneider. Il racconto appassionato di un mito. Il volume, di nuovo nelle librerie, è composto da centosessanta pagine, costa dodici euro ed è stato pubblicato da Gremese Editore.

Una vita disperata – Difficile definire la vita di Romy Schneider con un termine che più di “disperata” renda l’idea della sua essenza. La bella attrice fu prima una bambina trascurata, poi un’adolescente che dovette reprimere le proprie passioni per coltivare quelle materne, successivamente una donna dalla vita sentimentale quantomeno difficile ed infine una madre che vide morire la propria creatura. Morta a soli quarantaquattro anni, Romy Schneider navigava da tempo all’interno di quel vuoto che il suo decesso lasciò nel mondo del cinema e nelle vite di chi l’amava. Fu una morte che somigliò quasi ad un sospiro di sollievo: non c’è nulla di più triste che immaginare il proprio trapasso come l’unica soluzione plausibile al proprio mal di vivere.

Venticinque anni fa – La biografia di Romy Schneider, scritta con lucidità e trasporto da Hildegard Knef, venne pubblicata per la prima volta circa venticinque anni fa. Tale libro fece a lungo parlare di sé, si trattò di una biografia discussa, il cui avvento nelle librerie venne accompagnato da sonore critiche e chiacchiere varie. A quanto pare qualcuno ha sentito il bisogno di riesumare tale datato volume: che la triste storia della Principessa Sissi abbia la necessità d’essere raccontata di nuovo?

Martina Cesaretti