Stop preventivo per emoderivati in cinque regioni: pericolo mucca pazza

Divieto di utilizzare 24 lotti di prodotti emoderivati dell’azienda Keidron perché si sospetta possano essere contaminati dal virus che provoca le malattie di Creutzfeldt Jakob, tra le cui varianti quella è umana è conosciuta dai più come morbo della mucca pazza (encefalopatia spongiforme bovina).
La notizia è stata data dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che ha specificato come il provvedimento riguardi dei lotti risalenti alla fine del mese scorso e giù inviati nelle regioni di Sicilia, Campania, Lazio, Puglia e Calabria per la cura di malati emofiliaci.
La decisione, tuttavia, per il momento mantiene un carattere prettamente precauzionale.

Due donatori infetti – Il pericolo è nato quando opportuni controlli hanno rivelato come due donatori, un cittadino italiano e uno tedesco, avessero contratto forme di malattia di Creutzfeldt Jakob ma non la variante umana. Dei due, il tedesco è deceduto mentre l’italiano è ancora in vita ed è stato segnalato dall’assessorato alla Salute della regione Sicilia.
A tranquillizzare gli animi ci ha pensato il direttore dell’Aifa Guido Rasi, che ha commentato così la vicenda: “Il ritiro di alcuni lotti di emoderivati del 27 luglio è un provvedimento preso in via cautelativa che rientra nelle misure adottate a tutela dei cittadini“.
Rasi ha poi spiegato come il divieto sia da intendersi solo come misura preventiva e non come prova di un reale pericolo: “Si tratta – ha aggiunto il direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco – dunque di una procedura cautelativa che rientra nella normalità della gestione di questi eventi“.
A dire la propria anche due scienziati: il professor Maurizio Pocchiari esperto di malattia di Creutzfeld Jakob e Alessandro Zanetti, direttore dell’Istituto di Virologia dell’Università di Milano.
Se il primo ha dichiarato che “queste misure vengono prese proprio per garantire al massimo i cittadini. In questo caso siamo ancora più cautelativi rispetto agli paesi europei”; il secondo ha sottolineato come “i sistemi di controllo che ci sono oggi sul sangue, se pur non arrivano a garantire un ‘rischio zero’, sono comunque tali da renderlo solo puramente teorico“.
Infine, questo la nota divulgata dalla Kedrion: “Per come si sono svolti i fatti, questo episodio conferma il buon operato di Kedrion, la qualità delle sue produzioni e l’eccellenza di un sistema, quello italiano del sangue, che si attesta ai primi posti nel mondo per livelli qualitativi”.

S. O.