Melania, ex gip: Parolisi forse solo complice, costretto a portarla a Ripe

Il giallo di Ripe di Civitella che ruota attorno all’omicidio, tuttora avvolto nel mistero, di Melania Rea, avvenuto lo scorso 18 aprile, potrebbe riservare ancora dei colpi di scena. E al momento nessuno parrebbe da escludersi, nemmeno i più clamorosi come quello che sarebbe rappresentato dalla scoperta che l’autore materiale dell’omicidio non sia Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno e marito della vittima, attualmente in carcere proprio perché unico indagato per l’assassinio.
Ad avanzare questa ipotesi, a cui tuttavia viene concessa soltanto una probabilità del 10%, è stato l‘ex giudice per le indagini preliminari della Procura di Teramo, Giovanni Cirillo, oggi divenuto presidente della Corte d’Assise.

Custodia cautelare necessaria – In un’intervista a Vanity Fair, Cirillo confessa le proprie impressioni su quello che è di certo il giallo più misterioso degli ultimi mesi. Una vicenda che, con il passare delle settimane, sembra poter travalicare i confini delimitati dalle vicende private dei suoi protagonisti per riversarsi su un intero sistema, quello ruotante attorno alla caserma Clementi di Ascoli Piceno.
Queste le parole dell’ex gip di Teramo: “Gli indizi raccolti non ci permettono di affermare con certezza che Parolisi abbia materialmente ucciso la moglie: si limitano a collocarlo a Ripe di Civitella quando è avvenuto il delitto. Potrebbe anche averla solo accompagnata dai suoi assassini. […] È un’ipotesi alla quale attribuisco una probabilità del 10 per cento. Ma non può essere scartata”.
Cirillo, che reputa difficile una prossima scarcerazione di Parolisi, giustifica l’ordinanza di arresto con le seguenti parole: “Era presente al momento dell’omicidio, lo dimostra il suo dna nella bocca di Melania. Inoltre, le bugie che ha raccontato – una tra tutte quando disse di aver riconosciuto il luogo del delitto dalle foto scattate con il cellulare dall’amico Raffaele Paciolla, che però non le ha mai fatte – il falso alibi della scomparsa di Melania a Colle San Marco, i tentativi di allontanare le indagini da sé mi hanno convinto che era colpevole al 90 per cento. Ma anche ammesso che sia colpevole non di omicidio, ma di concorso in omicidio, comunque l’arresto andava convalidato. Sia perché un uomo che porta la moglie dai suoi assassini deve stare in carcere e sia per impedirgli di continuare a inquinare e cercare di depistare le indagini».

Mistero in caserma – L’idea che il dott. Cirillo si è fatta analizzando il caso porta in una direzione opposta a quella che vede nel movente passionale l’origine di tutto: “L’idea che Parolisi fosse finito in un “imbuto”, stretto fra moglie e amante, non corrisponde alla sua condizione. Parolisi non era un uomo disperato, lui con i piedi in due scarpe ci stava a meraviglia e non avrebbe mai lasciato entrambe. I pianti continui con l’amante erano finti, lo scrivono anche i carabinieri nelle intercettazioni: “Finge di piangere”. Inoltre, ha avuto fino all’ultimo rapporti con la moglie. Il movente è un altro“.
Parolisi potrebbe essere stato obbligato a collaborare nella tragedia: “Melania è stata uccisa perché aveva scoperto un segreto inconfessabile, forse legato alla caserma dove Parolisi lavorava. In tutta l’indagine resta un margine di dubbio sul fatto che Parolisi abbia accompagnato la moglie nel boschetto e lì sia intervenuta una persona che, però, non ha lasciato tracce di sé. Il che sposterebbe tutto su un piano di premeditazione a aprirebbe scenari inquietanti, se Parolisi stava rendendo conto a qualcuno di qualcosa che non sappiamo, se la moglie aveva scoperto qualcosa e lui è stato costretto a portarla lì. Ma noi non abbiamo elementi, al momento, per confermare questa pista”.

Simone Olivelli