Cgil, pronti contro l’attacco ai deboli

“Se si toccheranno le pensioni, l’assistenza, la sanità, il lavoro, se si impoveriranno ulteriormente Regioni e Comuni, e non si toccheranno le grandi ricchezze, le rendite e le sacche di irregolarità del sistema-paese, la Cgil chiamerà i propri iscritti, i lavoratori, i pensionati, e tutto il Paese alla mobilitazione per impedire il disastro economico e sociale verso cui ci porta la politica del governo Berlusconi”.
La reazione della Cgil all’incontro dell’Esecutivo di stamane non s’è fatta attendere e dal comunicato diffuso oggi dalla segreteria generale della sigla sindacale si fa anche appello a Cisl e Uil per “uno straordinario impegno unitario” per impedire il disastro economico derivante da un attacco ai ceti deboli e al lavoro.

La controproposta della Cgil. La Cgil si dice “consapevole della difficilissima situazione dell’Italia” e per questo nella sua controproposta “non rinuncia agli obiettivi di risanamento, ma pone la condizione dell’equità e della coesione sociale. Se così non fosse, il sindacato saprà difendere ancora i lavoratori e i pensionati, che già con le manovre precedenti hanno pagato un alto e ingiusto prezzo”.
Il sindacato guidato dalla Camusso fa un appello a Cisl e Uil per “uno straordinario impegno unitario per contrastare la politica unilaterale di attacco ai ceti deboli e al lavoro che è fulcro della manovra economica che si accinge a varare il governo. Non è più tempo di ‘relazioni pericolose’ con il governo, è tempo di compattare e mobilitare insieme alle forze più attive e responsabili il mondo del lavoro e il paese”.
Le principali richieste del sindacato insistono principalmente su un piano strutturale di lotta all’evasione e al sommerso, che preveda un’imposta straordinaria sui grandi immobili già a decorrere dal 2011 e un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze dal 2012; l’aumento della tassazione sulle rendite e un aumento della tassa di successione per un incentivo straordinario all’occupazione giovanile. La Cgil sottolinea, ancora, anche la necessità di una riduzione dei costi della politica, senza però diminuire gli spazi di democrazia.

M.N.