“Aserejé”: il tormentone estivo che inneggiava a Satana, o forse no

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:41

Approfondimento – I tormentoni estivi della nostra giovinezza ci perseguitano, e – prima o poi – ritornano. Da Blue degli Eiffel 65, alla tremenda Macarena dei Los del Rio, qualche volta scappa fuori la serata con gli amici o in discoteca dove questi brani tornano nella playlist, per la gioia dei nostalgici. Ripensando ad uno di questi tormentoni e ad alcune polemiche che ne avevano seguito l’uscita, ho pensato di fare un po’ il punto della situazione. Il brano in questione è Asereje, incantabile tormentone estivo targato 2003 delle Las Ketchup, trio spagnolo di cui si sono perse seriamente le tracce (con i diritti incassati per quella canzone, dopotutto, avrebbero potuto tranquillamente ritirarsi a vita su qualche isola della Polinesia). Il punto è: l’avreste mai detto che un pezzo “innocente” come quello poteva contenere messaggi subliminali, per di più satanici?

La questione era partita da una catena di Sant’Antonio via mail, che accusava il brano appunto di satanismo: “E così viene fuori che la canzone dell’anno, Asereje, è in realtà un inno a Satana – si leggeva nella mail -. In pratica le Ketchup (la salsa rossa che sembra sangue) hanno fatto sì che tutti cantassimo questa canzone senza sapere esattamente cosa cantavamo, e facendoci credere che le parole erano senza senso. E così tutti a cantare inni a Satana, cosa che al principe delle tenebre avrà fatto sicuramente piacere. Sembra addirittura che nella repubblica Domenicana, a Porto Rico e in Honduras questa canzone sia stata proibita”.

“Asereje vuol dire “essere eretico” – proseguiva la mail – o in spagnolo “un ser hereje”, dove A sta per “uno” o “un”. Il coro: “Asere je ja de je de jebe tu jebere seibunouva Majabi an de buguni an de buididipi”. Ecco la traduzione: “Sii eretico (asereje) Jehovah (Ja – il nome di Dio) ti permette di esistere (je de jebe tu jebere). Inchinati (Majabi) e noi ti guideremo” (la combinazione delle ultime parole in spagnolo)”. Infine la mail si conclude con l’osservazione che “nel video, nelle nuvole dietro il tetto sulla spiaggia, c’è la faccia del Diavolo”.

A dirla tutta la mail è un po’ delirante e l’interpretazione sembra una forzatura bella e buona, e in molti avevano sottolineato che anche l’inno di Mameli fa riferimento al gesto di bere sangue, ma non è che sia un inno al Demonio.  Tanto più che l’improponibile ritornello “Asere je ja de je de jebe tu jebere seibunouva Majabi an de buguni an de buididipi” (avete mai provato a cantarlo seriamente? Roba da pazzi) non sarebbe altro che un tremendo scioglilingua. Dopo che le polemiche erano arrivate a livelli insostenibili – alcuni preti dell’Honduras erano davvero arrivati a osteggiare la canzone – la band aveva dichiarato con orgoglio che il brano “non significa assolutamente niente”. Un motivo di vanto, non c’è che dire. Alla faccia di Dylan, Cohen e De André.

Roberto Del Bove

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