Crisi, la contromanovra del Pd

Venerdì sera, mentre Berlusconi e Tremonti illustravano i contenuti della manovra correttiva alla conferenza stampa di Palazzo Chigi, Pierluigi Bersani parlava di “inique misure del Governo”, sottolineando la necessità di un’alternativa credibile a questa maggioranza e a questo decreto salva-crisi. E la risposta del segretario Pd non s’è fatta attendere. Ieri, infatti, è stato lo stesso Bersani a presentare la contromanovra del Pd con un post pubblicato sul proprio profilo Twitter.

L’alternativa credibile del Pd. “Il Pd non si sottrae alla sfida che il Paese ha di fronte e mette a disposizione il proprio contro piano, un progetto responsabile e alternativo per il bene del paese” afferma Bersani su Twitter, dove parla di “inique misure del Governo”. “Ci proponiamo per offrire al Paese un’alternativa credibile, più efficiente, più giusta, in modo che l’Italia possa voltare pagina e riprendere il suo cammino di crescita”.
Il leader del più grande partito d’opposizione contesta quasi tutti gli interventi previsti dall’Esecutivo, definendo il prelievo addizionale sui redditi, il “contributo di solidarietà”, uno strumento che “incide sui ceti popolari e sui ceti medi che pagano le tasse. In sostanza paga chi già paga”.
Alcuni passaggi, come la riduzione del numero delle Province o l’accorpamento dei piccoli Comuni, sono invece presenti anche nel documento Pd, lasciando intravedere, così, una possibile convergenza in Parlamento su singoli temi e sull’applicazione degli interventi.

Le controproposte del Pd. La manovra correttiva del Pd presentata online dal suo segretario, prevede i seguenti punti:

– prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati (15 miliardi di euro);
– misure contro l’evasione fiscale (tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro e 300 euro; l’elenco clienti-fornitori; descrizione del patrimonio nella dichiarazione dei redditi);
– imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato;
– dismissioni di immobili pubblici (25 miliardi di euro);
– liberalizzazioni;
– politiche industriali per la crescita: tra queste l’implementazione dei recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia;
– pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica (dimezzamento del numero dei parlamentari; snellimento di Regioni, Province, Comuni; accorpamento dei piccoli comuni; dimezzamento delle province; dimezzamento delle società pubbliche, centralizzazione e controllo stretto per l’acquisto di beni e servizi nella P.A.).

M.N.