Marrazzo si confessa: Non sono omosessuale, ho sbagliato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:29

“I trans sono donne all’ennesima potenza. Mi sono avvicinato per questo a loro”. Intervistato da Concita De Gregorio, l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo parla per la prima volta dello scandalo che l’ha travolto nel 2009, quando, beccato nell’appartamento di un trans in via Gradoli a Roma con della cocaina, fu costretto a dimettersi. Nell’intervista pubblicata da la Repubbica, l’ex presidente della Regione ammette i propri errori e, per prima cosa, si scusa “pubblicamente” con quanti hanno avuto fiducia in lui e con la famiglia, in particolare con la figlia di 10 anni alla quale, non trovando altre parole, ha spiegato che “papà è andato alla festa sbagliata”.

‘Non sono omosessuale’. “Ho sbagliato. Ho fatto un errore. Si tratta di una mia fragilità – confessa l’ex conduttore di ‘Mi manda Raitre’ – Di questo errore voglio chiedere scusa. Un uomo che assume un incarico pubblico non può avere debolezze. Le deve controllare. So di non aver commesso reati, di non aver violato alcuna legge. Umanamente però, nei confronti della mia famiglia, e politicamente, verso i miei elettori e la comunità che governavo, ho sbagliato”. Marrazzo smentisce, però, le voci circolate in merito alla sua presunta omosessualità: “Io non sono omosessuale. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro sessualità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano”.

Droga e prostitute? Qualche volta. L’ex giornalista Rai ammette, invece, di aver frequentato saltuariamente delle prostitute: “Mi era capitato in passato di avere rapporti con delle prostitute, come a volte agli uomini accade, specie oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private”. Quanto alla droga rinvenuta nell’appartamento di via Gradoli, l’ex Governatore spiega: “Non faccio uso di droghe. Mi sarà successo tre o quattro volte nella vita, a distanza di molti anni. Da ragazzo un paio. Un paio da adulto. Quel giorno è successo: anche in questo ho sbagliato. Penso al messaggio devastante che ho mandato, soprattutto ai più giovani”.

R. E.

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