Fmi: ok rigore, ma non dimentichiamoci della crescita. La Lagarde guarda anche a Keynes

Va bene il contenimento del bilancio, ma non va dimenticata la crescita.
E’ quanto dichiarato, in sintesi, da Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, che in un’intervista al Financial Times ha detto: “Non lasciamo che i vincoli di bilancio blocchino la ripresa mondiale”.
Il nuovo numero uno del Fondo monetario teme che l’attuale tendenza dell’Europa, tutta intenta a trasmettere un messaggio di ‘no panic’ sui mercati adottando misure di austerity per calmierare il debito pubblico e allontanare il timore di eventuali default di Paesi membri, finisca per deprimere ancor più la crescita e abbandonare questo fondamentale, e non secondario, obiettivo.
La Lagarde, riprendendo le teorie keynesiane che vedono un rilancio dell’economia anche attraverso la leva dell’indebitamento pubblico e gli investimenti in infrastrutture per favorire l’occupazione, fa un esplicito appello, dunque, a non sostenere questo trade-off tra riduzione del debito e crescita, rivolgendosi in primis alle economia avanzate.

L’appello di Christine Lagarde. Quello della Lagarde è un appello a non uccidere la crescita a causa della lotta contro il debito.
Rivolgendosi agli Stati tutti, e in primo luogo alle “economie avanzate”, il direttore generale dell’Fmi sottolinea che “il riequilibrio dei bilanci pubblici deve risolvere una questione delicata senza essere troppo rapido o troppo lento”. L’“effervescenza dei mercati ha scosso la fiducia nell’economia in tutto il mondo e ha indotto molti ad arrivare alla conclusione che sono state esaurite tutte le possibilità politiche”, ma “si tratta di una falsa impressione e potrebbe portare alla paralisi”. Per gli osservatori l’ex ministro delle Finanze francesi, che a luglio ha assunto il nuovo incarico alla guida del Fondo monetario internazionale, è in perfetta linea con il suo predecessore, Dominique Strauss-Kahn, che ha più volte esortato i Paesi che hanno visto lievitare il proprio debito sovrano con la crisi a mettere in piedi delle strategie di risanamento dei conti pubblici favorevoli alla crescita.

M.N.