Marea nera in Scozia. Shell sotto accusa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:06

Sono frammentarie le notizie che circolano sulla fuga di oltre duecento tonnellate di petrolio sversate dalla piattaforma Gannet Alpha, a circa 180 chilometri dalle coste di Aberdeen, in Scozia. La Shell minimizza ma gli ambientalisti sono già insorti, accusando la multinazionale di aver comunicato l’incidente con due giorni di ritardo. Anche se la compagnia sostiene di aver già posto riparo alle due falle riscontrate nella piattaforma petrolifera, resta il terrore per la marea nera al largo delle coste scozzesi.
“Non sappiamo esattamente quanto greggio sia fuoriuscito – dice Ian Frances della Royal Society for Protection of Birds -. E non sappiamo neanche se nella zona ci sono colonie di uccelli. A quanto dicono, il peggio sembra esser passato. Il rischio comunque ancora esiste, anche se non possiamo ancora stimarlo”.
L’attenzione resta comunque concentrata sulla marea nera. Sulla terra ferma si spera che il petrolio resti lontano dalla costa, disperso dalle onde verso il largo. Ma proprio il mare potrebbe rappresentare il principale problema per la riparazione delle due falle. Si presentano difficili, infatti, le condizioni di intervento: onde alte diversi metri e forti correnti. Oltre all’acqua gelida del mare Artico.
Un fattore che ha dato altri spunti di critica agli ambientalisti, che da anni denunciano come le condizioni di estrazioni di gas e petrolio nei mari del nord siano sempre state proibitive. Non per niente il petrolio dell’Artico è considerato tecnicamente un idrocarburo “non convenzionale”: estrarlo è difficile, rischioso e, se qualcosa va storto, riparare i danni è molto più complicato. L’industria petrolifera, però, per anni ha continuato a negare i rischi delle estrazioni in quelle zone.
“Nel mar glaciale Artico – spiega il biologo marino Silvio Greco – siamo in presenza di ecosistemi molto delicati. Il dramma è che si continua a minimizzare l’episodio come se fosse normale che le piattaforme petrolifere perdessero petrolio”. “Questo incidente – ha attaccato Richard Dixon di Wwf Scotland – fa davvero pensare alla capacità dell’industria petrolifera di rimediare ai disastri, se questo incidente fosse stato più grande o se si fosse verificato nelle acque più difficili dell’Artico”. Un incidente che, stando alle stime degli esperti, sarebbe il peggior disastro ambientale nell’Artico dal 2000 ad oggi.

Cristiano Marti