Graham Swift, gli ebook e la fine degli scrittori

Sono in molti a storcere il naso di fronte a tutti i tipi di propagazione culturale che non prevedano l’utilizzo di supporti cartacei. Il fatto è che da sempre l’essere umano è una creatura poco disposta a sacrificare la forma a favore del contenuto, probabilmente perché è difficile per tutti avvertire il peso di quella cultura che non si può toccare con mano. Gli ebook sono l’ultima frontiera nell’ambito della diffusione di opere letterarie. Se un tempo era necessario recarsi in libreria per acquistare il volume desiderato, ora per chi vuole è possibile scaricare su internet il proprio libro. Trattandosi di un valido sostituto del collega rilegato e stampato, l’ebook non ha dovuto aspettare tanto per essere esposto al pubblico ludibrio.

L’ebook e le sue colpe – Quali le colpe a carico dell’imputato? Moltissime, il più delle quali tragicamente sentimentaliste. Lo scrittore Graham Swift è stato l’ultimo a puntare il dito contro l’ebook. Motivo? A suo parere gli ebook uccideranno la scrittura. Stando alle motivazioni che l’autore ha dato a discolpa della propria affermazione, è facile arrivare a pensare che il vero problema degli ebook non riguardi la scrittura, ma gli scrittori, che da un momento all’altro potrebbero iniziare ad essere pagati meno. Secondo l’autore di “Ultimo Giro”, i compensi che gli autori ricevono per ogni ebook venduto sono nettamente inferiori rispetto a quanto ricavano dalla vendita di un libro.

Il problema di Swift – Il problema che solleva Graham Swift è tutt’altro che facile: a suo parere gli scrittori potrebbero perdere la voglia di scrivere proprio a causa degli stipendi da fame che riceveranno quando gli ebook avranno definitivamente sostituito i libri. Lo scrittore, pur affermando che gli ebook rappresentano un grande cambiamento per il mondo letterario, si scaglia contro chi li vende, la cui colpa sarebbe quella di sfruttare questo nuovo sistema di divulgazione culturale per arricchirsi alle spalle di chi scrive. Per quanto la questione non sia un problema da poco, c’è da dire che l’idea di uno sciopero degli scrittori che smetterebbero di scrivere a causa del fatto che non potrebbero mangiare di ciò che pubblicano è, però, quantomeno apocalittica. C’è da dire, poi, che a volte quando scrivere diventa un mestiere e non un qualcosa che si fa a causa di una sorta di impulso involontario, si smette di produrre arte. Se l’avvento degli ebook dovesse togliere di mezzo tutti quegli scrivani che si limitano ad avere l’intelligenza di saper interpretare la volontà popolare e la capacità di metterla per iscritto, ben venga. Rimarrebbero gli scrittori che pensano alle proprie opere come a creature e non come a prodotti, e che perdonerebbero ai propri libri il fatto di non essere capaci di dar loro da mangiare.

Martina Cesaretti