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Bersani boccia la manovra: E’ ingiusta e recessiva

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Dalla manovra economica alle polemiche sullo sciopero della Cgil, dal caso Penati alla partita di calcio di domenica: il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, intervenuto al Meeting di Cl a Rimini, ha dato fondo a una serie di osservazioni, scattando un’istantanea quanto mai ampia dell’attuale momento politico e sociale. Tra le annotazioni più impietose, quella sul governo Berlusconi: “La barca è senza timone e non c’è neanche il timoniere – ha detto ricorrendo alla metafora nautica – Siamo in una situazione molto seria”.

La manovra scombinata – Si inizia dalla manovra economica, che – come è facile intuire – al segretario nazionale dei democratici piace davvero poco. “Alla fine una quadra, come dice Bossi, dovranno pur trovarla – ha esordito Pier Luigi Bersani al Meeting di Cl a Rimini – ma purtroppo sarà una soluzione che lascerà buchi molto seri. Non critico solo il merito di questa manovra, che è ingiusta e repressiva, ma dico anche che non è credibile”. Da qui il timore che “fatta una manovra scombinata – ha continuato Bersani – il giorno dopo si sia daccapo”.

Il contributo degli evasori – Un cul de sac insidioso, dal quale è necessario uscire, rivedendo alcuni punti indicati nel testo correttivo “ordinato” da Francoforte: “Se ci vengono a dire che non è possibile far pagare le tasse o chiedere un contributo ai condonati – ha detto l’ex ministro dello Sviluppo economico – allora facciano da sé e noi ci mettiamo di traverso. È ora che paghi chi non ha pagato: non devono pagare sempre i soliti e la gente comune. Su questo – ha insistito Bersani – non c’è discussione”.

La barca in mezzo al mare – E a complicare il tutto è intervenuto il fatto che a guidare un Paese in manifesta difficoltà – ha aggiunto il leader del Pd – sia un esecutivo che ha perso la bussola: “Io ci capisco poco ultimamente di quello che sta succedendo nel centrodestra – ha affondato – e credo che ci capiscano poco pure loro. La barca è senza timone e non c’è neanche il timoniere. Siamo in una situazione molto seria. La manovra non è più di nessuno. Devono ritrovare la capacità di svolgere il loro ruolo e poi andarsene a casa perché – ha spiegato il democratico – non possiamo certamente immaginare di andare avanti così un anno e mezzo”.

Il sì allo sciopero – E sulle polemiche relative allo sciopero indetto dalla Cgil il prossimo 6 settembre: “Leggo anche in casa mia – ha detto Bersani – una discussione che non capisco. Tutti protestano per questa manovra, non ho sentito nessuno che sia d’accordo. C’è chi sceglie lo sciopero, chi fa assemblea, chi una raccolta di firme. Io dico: ognuno scelga in autonomia la forma che vuole, il Pd – ha assicurato – sarà presente in tutti i luoghi, sciopero o quant’altro, organizzati da chi vuol chiedere più equità e crescita nella manovra, correggendola”.

L’affaire Penati – Tra i capitoli passati in rassegna dal segretario dei democrat nell’intervento riminese, anche la sgradevole (e imbarazzante) vicenda giudiziaria del suo ex braccio destro, Filippo Penati: “Rispettiamo l’operato della magistratura e non mettiamo ostacoli – ha scandito Bersani – Penati si è sospeso, è venuto via dalle cariche istituzionali, è fuori dal gruppo del Pd e quindi adesso farà le sue scelte con i suoi avvocati. Noi teniamo fermo un principio: le accuse sono certamente gravi e vogliamo che si trovi verità e chiarezza. Da noi – ha aggiunto il leader dell’opposizione – non sentirete mai parlare di complotto. La magistratura faccia il suo dovere, per noi sono tutti uguali davanti alla giustizia, immigrati, onorevoli, amministratori”.

Voglia di partita – E abbandonando per un attimo la sfera meramente politica, il segretario del Pd ha voluto dire la sua anche sullo sciopero dei calciatori, che causerà lo slittamento del campionato di serie A: “Con tutti i problemi che abbiamo – ha detto Bersani – io vorrei che gli italiani almeno quell’ora e mezza la domenica potessero vedersi la partita. I contratti li fanno al netto, non so se è chiaro. Siamo arrivati a forme che o le prendiamo alla radice – ha precisato il democratico – o poi non possiamo stupirci di assurdità. Comunque che li paghi il presidente o il calciatore – ha aggiunto riferendosi ai contributi – a me non me ne può fregare di meno, basta che qualcuno paghi e basta che non si usino questi diversivi, come ha fatto Calderoli, per fare dimenticare alla gente che c’è ben altro in questa manovra”.

Maria Saporito

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