Berlusconi: passare dalla figuraccia all’eroismo con una frase

Berlusconi: dalla figuraccia all’eroismo con una frase. C’erano tutti i leader europei al vertice straordinario sulla Libia che si è svolto ieri a Parigi. La guerra, pare, sta per finire, anche se l’introvabile colonnello Gheddafi non sembra proprio volersi arrendere.  Come impostare e gestire la transizione imminente? Quanti soldi destinare alla ricostruzione del Paese? Quali saranno le nazioni che svolgeranno un ruolo di primo piano? Nell’incontro si è discusso di tutto questo e di moltro altro, alla presenza anche delle autorità ONU.  Contestualmente, in Italia, è riesplosa la polemica sulle intercettazioni. Alcune, piuttoso imbarazzanti, hanno raggiunto Berlusconi fino a Parigi.

L’inchiesta su Tarantini e Lavitola. Questa volta le frasi pronunciate dal Presidente del Consiglio si collocano all’interno dell’inchiesta su Tarantini e Lavitola,  presunti responsabili di un’estorsione ai danni di Berlusconi, secondo quanto ipotizzato dai pm della Procura di Napoli. Vicenda, questa, negata però dallo stesso premier, che ha definito “fantasie” le accuse formulate dai magistrati. Intanto Tarantini e la moglie sono finiti in carcere, mentre Walter Lavitola, direttore dell’Avanti, era stato dato in un primo momento per latitante, condizione smentita dallo stesso interessato, il quale ha dichiarato di trovarsi in Brasile per lavoro.

Uno sfogo imbarazzante. Al telefono con Lavitola, Berlusconi appare sicuro della sua onestà e della sua trasparenza, tanto da replicare a muso duro al suo interlocutore:  “Io, sono assolutamente tranquillo… A me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me… è chiaro? Quindi io… mi mettono le spie dove vogliono… Mi controllano le telefonate… Non me ne fotte niente… Io… Tra qualche mese me ne vado per i c… miei… Da un’altra parte e quindi vado via da questo paese di m.., di cui sono nauseato… Punto e basta”. Nella serata di ieri il premier preciserà poi di non avere nessuna intenzione di lasciare la politica e di aver pronunciato quelle parole “a tarda notte” e “con il sorriso”. Il punto però forse stavolta è un altro. A rappresentare l’Italia al vertice sulla Libia c’era proprio lui. Il suo sfogo, divenuto pubblico in quel contesto e riportato inevitabilmente anche dalla stampa straniera, avrebbe forse fatto impallidire la maggior parte dei leader presenti all’incontro di Parigi. Berlusconi invece, non si è per nulla scomposto, anzi.

Dalle stalle alle stelle. Con una metafora si potrebbe tradurre così la performance comunicativa del presidente del Consiglio che, a prescindere da qualsiasi considerazione politica, ha sicuramente qualcosa di straordinario. “Ho visto delle intercettazioni… E sono qui proprio perché l’Italia non sia quel che è adesso”. Vale a dire, mi sacrifico per migliorare la Nazione. Non che sia la prima volta che lo dice e nemmeno la seconda. A colpire, questa volta, è la trasformazione sia apparente che sostanziale, dello sfortunato epiteto con il quale il premier ha identificato, magari in un momento di debolezza, il suo Paese , in una sorta di dichiarazione d’intenti di un “cavaliere senza macchia e senza paura” che preannuncia la prossima puntata della sua epopea eroica. Il tutto, incredibilmente, riassunto in una quindicina di parole.

A.S.