Crisi: l’Europa è stanca di difendere i titoli italiani

Ieri la Banca centrale europea ha cercato, come fa dagli inizi di agosto, di dare manforte ai mercati acquistando titoli di stato italiani e spagnoli, ma l’intervento non ha sortito gli effetti sperati.
L’incertezza che aleggia sulla manovra correttiva, i dati sulla disoccupazione Usa e la poca credibilità del Belpaese in generale hanno vanificato drasticamente gli interventi della Bce, con un forte aumento dello spread tra i titoli di stato italiani decennali e i bund tedeschi ed un rendimento arrivato al 5,5%.
Lunedì si saprà se la Banca centrale ridurrà ancora gli interventi sui titoli italiani e spagnoli, passati dai 22 miliardi della prima settimana, ai 14,3 della seconda, fino ai 6,7 di questa appena chiusasi.
Ma i continui ritocchi alla manovra sembrano ormai aver minato anche quei pochi scampoli di fiducia che i mercati ancora confidavano verso la nostra economia, tanto che sono in tanti in ambiente Ue a credere che l’operato della Bce sia inutile e che, anzi, abbia spinto l’esecutivo italiano a giocare con la manovra per finalità più di equilibrio elettorale che di uscita dalla crisi.

Lo scetticismo sull’Italia. Il primo segnale di cambiamento verso la politica degli acquisti di bond si è avuto lunedì, quando il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, rivolgendosi al Parlamento europeo, aveva avvisato l’Italia che “gli acquisti di titoli pubblici sul mercato secondario non possono essere utilizzati per aggirare il principio fondamentale della disciplina di bilancio”, ricordando che il sostegno al mercato dei bond aveva carattere comunque temporaneo.
Più critico il governatore austriaco Ewald Nowotny, che si detto “molto preoccupato” per i continui cambiamenti alla manovra italiana, ancor più perché la Bce ha iniziato a comprare titoli di stato italiani sul mercato secondario dei bond “sulla base della lettera” inviata al governo italiano, nella quale si esprimevano speranze e aspettative di riforme.
Tra i critici, negli ultimi giorni, si è schierato apertamente anche Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank ed ex consulente della cancelliera Angela Merkel, fino ad ora molto più diplomatico ed elastico del suo predecessore Axel Weber, sebbene si sia opposto fin da subito all’acquisto di bond italiani e spagnoli da parte della Bce.
Resta una minuta minoranza, comunque, a chiedere che si continui sulla via del sostegno dei mercati dei titoli di stato italiani e spagnoli ed è per questo che  il prossimo Consiglio direttivo della Bce, in calendario l’8 settembre, diventa davvero cruciale.

M.N.