Gli occupanti del Valle portano a Venezia il loro 68

Occupanti  Valle  Venezia. Nel cuore di Roma da quasi tre mesi c’è una storia che ogni giorno scrive una pagina nuova e ogni giorno diventa sempre più esemplare. E’ la storia di alcuni ragazzi e ragazze, alcuni famosi altri no che dal 13 giugno stanno dando vita all‘occupazione del teatro Valle. Ormai sono diventati un simbolo, loro e le loro idee. Già le loro idee! Ma precisamente per cosa si stanno battendo questi ragazzi e ragazze? Beh i più superficiali direbbero per un posto di lavoro, i più cinici direbbero per continuarsi a fregare i soldi del contribuente, i più maliziosi direbbero per farsi un po’ di pubblicità. Magari c’è un fondo di verità in tutto questo, perchè non crediamo alla logica del tutto bianco o tutto nero, e nemmeno, non più, che gli eroi siano tutti giovani e belli. Magari c’è un fondo di verità ma francamente ce ne infischiamo. In questo caso, se necessario, teniamo il bambino e l’acqua sporca. Perchè quello di cui stiamo parlando, la vera posta in gioco, è la salvaguardia della bellezza. 

Happening Lotta. Tutto è iniziato a metà giugno. Il teatro Valle, storica sala fino ad allora gestita del fu Eti, aveva appena terminato  la sua programmazione stagionale quando è iniziata a diffondersi la notizia che lo stabile era stato venduto a privati, i quali non ci pensavano minimamente a tenere in vita un teatro. Un teatro ha tanti costi e poche entrate, è stato il loro ragionamento. Un teatro non fa buisness. Un teatro è meglio perderlo che trovarlo. Così ormai tutto sembrava fatto. Complice la pausa estiva erano pronti al gioco di prestigio: far sparire un teatro senza lasciare traccia. Sembrava tutto fatto, ma non avevano fatto i conti con un gruppo di attori, precari dello spettacolo, ragazzi che semplicemente avevano ancora la forza di incazzarsi. E così è nata l‘occupazione che come prima cosa ha rivendicato il diritto/dovere delle istituzioni a non lasciar disperdere un patrimonio tanto importante per la cultura (non solo teatrale) del nostro paese. Diritto/dovere che alla fine è stato recepito. A  questo punto  la scelta  di   questi  ragazzi era: fermarsi alla battaglia contingente o rilanciare e chiedere che tutto cambi nella gestione della cultura in Italia? Accontentarsi di una piccola vittoria strategica o dar vita a un happening continuo che ogni sera vede calcare le tavole del palcoscenico artisti diversi, dai gruppi musicali formati  nello scantinato di casa ad attori   Palma d’oro a Cannes. Non c’è gerarchia in questo esperimento di gestione comunitaria e dal basso della cosa pubblica in nome, lo dicevamo prima, della bellezza.

Occupazione teatro.La bellezza non può attendere. è questo lo slogan con cui oggi alcuni dei rappresentanti di questa straordinaria (straordinaria ma vorremmo tanto che diventasse ordinaria) vicenda sono sbarcati sul lido di Venezia occupando simbolicamente il teatro Marinoni. E con questo slogan hanno portato anche nella patinata mostra del cinema il racconto della loro esperienza. Esperienza che  ha qui incassato la solidarietà di  Francis F. Coppola, ed  ha  visto  in prima fila personaggi come Elio Germano (sempre più lo Sean Penn italiano) Andrea Camilleri, Dario Fo, Fabrizio Gifuni, Paolo Rossi e centinaia di altri artisti, attori, musici, poeti, visionari che ci hanno messo la faccia, per dire che un altro modo di pensare e gestire l’arte da parte della collettività, dello stato, che di essa è il compendio, è possibile.  Ad oggi non sappiamo ancora come questa storia andrà a finire, forse quello che rimarrà sarà solo una magnifica utopia, forse alla fine la patina e i lustrini seppelliranno questa nuova onda e tutto tornerà come prima. Oppure  questi ragazzi, che oggi invadono il festival cinematografico più antico del mondo, ci stanno insegnando che davanti allo schifo con cui è gestita la cultura nel nostro paese noi tutti possiamo ancora trasformarci in tanti novelli Bartleby, che preferiscono di no.