Bankitalia: aumentare Iva e tagli

“L’Italia deve scegliere: o lancia un vero segnale di svolta sulla manovra, o si offre in pasto ai mercati esponendo l’intera Eurozona a un enorme pericolo”. In questa settimana cruciale per l’Italia e l’Europa, che deve decidere se continuare a comprare i titoli di stato del nostro Paese sul mercato secondario, sono sempre più gli esponenti delle istituzioni Ue ad esprimere “grandissima preoccupazione” per quello che sta accadendo nel nostro Paese.
Il “caos totale” nel quale l’esecutivo è precipitato in questo periodo sta diventando una seria minaccia per la tenuta dell’euro e solo grazie all’intervento della Bce la speculazione internazionale non ha prodotti i suoi effetti più devastanti.

Le due vie per Bankitalia. L’Italia non da garanzie. La Bce è stata chiara: “l’Italia deve fare di più e di meglio. E deve farlo subito”. E “sull’acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario si decide giorno per giorno”. “Il Security Market Program non è un meccanismo permanente”. “Non possiamo coprire una qualsiasi forma di ‘azzardo morale’ sul mercato dei titoli”. “Altri Paesi – ricordano a Francoforte – si stanno dimostrando più responsabili. Uno su tutti: la Spagna, dove il Parlamento ha già varato la sua Legge Finanziaria, ed ha approvato l’inserimento della disciplina di bilancio in Costituzione”.
Ma in Bankitalia le preoccupazioni sul destino della manovra sono ancora più evidenti che a Francoforte. In via Nazionale la manovra sembra un “patchwork indecifrabile”. “E’ arduo affidare al recupero di evasione fiscale un rientro dal deficit di così vasta portata”, sottolineano da Palazzo Koch.
Le strade da percorre, per l’organo di vigilanza, sono due. Sul versante spese, occorre accelerare sulla “spending review”, evitando tagli lineari e indiscriminati su tutte le voci e proponendo politiche finalizzate a ricerca e sviluppo. Sul lato delle entrate occorre  “un intervento mirato e selettivo sulle aliquote Iva”. Questa per Bankitalia sarebbe la soluzione migliore, tanto sul piano delle opportunità macro-economiche, quanto su quelle delle compatibilità politico-sociali.
Sulla base delle stime dello stesso istituto centrale, l’aumento dell’Iva non avrebbe impatti recessivi maggiori di quelli che la manovra di per sé già presenterebbe ora. Dal punto di vista dell’inflazione, inoltre, “l’impatto sarebbe quasi nullo, poiché il quadro dei prezzi nonostante le ultime fiammate va verso un raffreddamento e la domanda di petrolio è in discesa”.

M.N.