Borse in picchiata. Milano giù del 4,8%

Ancora un lunedì nero per le borse, con Milano che continua la corsa al ribasso.
In una giornata di vero panico per tutte le piazze del Vecchio Continente, l’indice Ftse Mib arriva a cedere fino al 5% per poi chiudere a -4,8%, leggermente sopra i minimi.
Nel primo pomeriggio l’indice ha viaggiato verso quota -5%, con Parigi e Francoforte sulla stessa scia, mentre Londra ha retto meglio per chiudere quasi al -3%. I maggiori titoli del listino principale di Piazza Affari hanno ceduto oltre il 7%.
Nessun riscontro lato Usa, data la chiusura dei mercati per il Labour Day.

Timori di una seconda recessione. I mercati temono l’arrivo di una seconda recessione.  All’orizzonte non si vedono strategie reali per la riduzione dei debiti sovrani per i Paesi a più alto rischio dell’eurozona, con la Bce che sta ricordando ripetutamente che il sostegno ai titoli di stato può essere solo temporaneo. L’indice Ftse Mib, dopo le 15:00, ha accusato perdite anche superiori al 5%.
Milano ha visto andare in fumo altri 16,3 miliardi di capitalizzazione e l’Europa rappresentata dalla Stoxx 600 ha perso, sempre in termini di capitalizzazione, altri 254 miliardi. Francoforte ha toccato i minimi degli ultimi due anni, facendo registrare un ribasso del 5 ,03%. A Parigi l’indice Cac è crollato del 4,56%, mentre Londra ha retto chiudendo a -3,24%.

Declassamento in vista per l’Italia. Moody’s, in risposta alle voci circolate in questi giorni su un probabile declassamento dell’Italia, ha fatto sapere che il rating del Belpaese “è attualmente A2 ed è sotto osservazione per un declassamento”. Angela Merkel, in un incontro con i parlamentari della Cdu, ha affermato che Italia e Grecia versano in una situazione “estremamente fragile”, accostando le crisi dei due Paesi a rischio dopo che la Spagna ha dato un forte segnale di voler uscire dal baratro economico e finanziario adottando in tempi rapidi tutte le manovre sollecitate dalle istituzioni internazionali.

Le banche e lo spread. Come sovente accade nelle recenti giornate di fuga dai mercati finanziari, sono le banche a far segnare le peggiori performance. Gli istituti di credito, che stanno provando anche fasi di sospensione per eccesso di ribasso, pagano l’evidenza di detenere titoli pubblici in una fase recessiva caratterizzata da forti tensioni sui debiti sovrani e, dunque, sui titoli di stato. Lo spread tra i Bund tedeschi e i Btp decennali italiani, infatti, ha toccato un massimo di 370 punti dai 327,3 punti segnati in apertura di giornata, per poi posizionarsi, in chiusura, a 365. Anche i Credit Default Swap (Cds) sull’Italia, i contratti derivati con cui ci si tutela dal rischio d’insolvenza, sono schizzati al massimo storico di 422,5 punti sulla piattaforma Cma. Livelli record anche per i Cds francesi, greci, irlandesi e spagnoli.
Pesanti perdite anche per i titoli nostrani rappresentativi dell’economia nazionale, energetici e industriali su tutti.

Marco Notari