Kate Omoregbe: se verrà espulsa dall’Italia rischierà la pena di morte

Legalità e umanità. Due parole che in un mondo ideale, probabilmente, camminerebbero a braccetto e forse si mescolerebbero al punto da rendersi difficilmente distinguibili.
Ma l’ideale quasi mai coincide con il reale e questo caso non costituisce di certo l’eccezione.
La storia di Kate Omoregbe, donna nigeriana, è la stessa di uno dei tanti extracomunitari giunti in Italia in condizioni precarie e, proprio per questo, impossibilitati a riuscire a vivere all’interno del solco tracciato dalla legge.
La cittadina africana ha finito di scontare – seppure al momento per motivi burocratici non è stata ancora rimessa in libertà – quattro anni di reclusione per essere stata trovata in possesso di sostanze stupefacenti.
Pagata la pena con la giustizia italiana, però, per Kate si potrebbe avvicinare la morte. Ebbene sì.

Rimpatri mortali – In base alle leggi italiane, Kate non ha il diritto di riprendere la propria vita da cittadina libera nel nostro Paese, ma dovrà essere rimpatriata in Nigeria. Lì, però, la attende una condanna alla pena di morte perché, prima di emigrare verso l’Italia, si macchiò di due reati sanzionabili con la pena capitale: Kate rifiutò un matrimonio combinato dalla propria famiglia con un uomo molto più anziano di lei e non accettò la conversione all’Islam, decidendo così di rimanere cattolica.
La storia appena raccontata dovrebbe muovere le coscienze di tutti – e in parte lo ha già fatto tramite il passaparola virtuale sui social network – spingendo i governi, che spesso fanno a gara a rimarcare presunte superiorità culturali, a rivedere il proprio agire legislativo nella consapevolezza che, nell’era della globalizzazione, le azioni intraprese all’interno di una singola nazione possono portare a conseguenze capaci di incidere profondamente nella vita di persone che soltanto sulla carta appartengono a un mondo lontano dal nostro.

S. O.