Pd litigarello: Matteo Renzi vs Rosy Bindi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:31

Non c’è pace per il partito di Pier Luigi Bersani, costantemente provato da piccoli dissidi intestini destinati a sclerotizzare l’immagine di uno schieramento malfermo e per nulla coeso. L’ultima “baruffa” democratica è quella che si è consumata qualche giorno fa tra il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e il presidente del Pd, Rosy Bindi. Motivo del contendere: le primarie, con l’esuberante primo cittadino smanioso di candidarsi e la navigata dirigente svelta nello stopparlo, richiamandolo al rispetto dello statuto.

Rosy bacchetta il rottamatore – Che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sia un tipo particolarmente ambizioso è fatto ormai noto ai più. Non stupisce, dunque, che lo stesso “rottamatore” abbia rispolverato qualche giorno fa l’eventualità di farsi avanti in caso di primarie di coalizione, accostando la propria candidatura a quella del segretario nazionale. Un’anticipazione, la sua, che ha però insolentito Rosy Bindi, che per l’occasione ha sfoderato tutti i tecnicismi del caso: “Se il sindaco di Firenze – ha detto – intende candidarsi alle primarie deve prima dimettersi dal Pd perché proprio in base allo statuto del partito, per il Pd il candidato è il segretario”.

Troppe legislature – Una “sberla” piazzata in piena guancia, alla quale il giovane primo cittadino ha deciso di rispondere in maniera altrettanto piccata: “Se Rosy Bindi quest’estate ha avuto il tempo per rileggere lo statuto del Pd – ha replicato – non può non aver visto che c’è una norma che impedisce di candidarsi per più di tre legislature. Lei è alla sesta”. Tutto finito? Niente affatto: “In attesa di una nuova smentita del sindaco Renzi al rottamatore Renzi – ha controreplicato la Bindi in un braccio di ferro serrato – ricordo a entrambi che nello statuto del Pd l‘articolo 21, che fissa a tre i mandati per l’elezione al Parlamento, in realtà prevede e disciplina, ai commi 8 e 9, anche le deroghe a questo limite”.

Il candidato è Bersani – “Deroghe – ha continuato la dirigente democratica – che il partito ha ritenuto di dovermi concedere e di cui sono per questo orgogliosa. Non prevedono deroghe invece – ha fatto notare la Bindi – gli articoli 3 e 18 dello statuto in cui si stabilisce che il segretario nazionale è il nostro candidato alla Presidenza del Consiglio anche nelle primarie di coalizione”.

Maria Saporito

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